Monastero Aristotelico di San Domenico

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L'Ordine di San Domenico piange il confratello Padre Tacuma, deceduto all'alba del 15 settembre. I funerali si svolgeranno il giorno 30 nella Basilica di Santa Caterina ai Sibillini, e la salma sarà tumulata qui nella cripta del Monastero. Pace a chi riposa in Dio e a chi rimane.

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 Alle falde del monastero

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rebraist
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Numero di messaggi : 47
Data d'iscrizione : 30.12.10

MessaggioTitolo: Alle falde del monastero   Mar Lug 26, 2011 12:36 am

Luglio.
Quand'anche facesse freddo non farebbe mai troppo freddo.
Il frinire delle cavallette aveva accompagnato il passeggiare del teutonico lungo il pomeriggio.
Aveva cavalcato lungo i due giorni precedenti e quando il cavallo, schiuma alla bocca, esausto aveva fatto capire al suo amico che doveva solo continuare, solo aveva continuato.
"ven, du derhjemme!..torna a casa..."
Il mantello di lana grigia sulle spalle, la spada cinta lungo il fianco, la barba incolta, i capelli tonsurati grigi e gli occhi rossi.
L'angoscia e la fretta espressa chiaramente nei suoi gesti.
Saliva la montagna ora in piedi, ora appoggiandosi ai sassi, ora tenendosi ai rami dei curvi pini ed abeti che incontrava, ora ancora ghermendo la stessa terra e l'erba che dalla stessa si protendeva verso le sue dita.
"Padre..."
San Domenico si stagliava lì in alto ma lui non aveva pensato nemmeno un attimo a usare il percorso costruito a misura d'uomo.
In quella sorta di travaglio interiore che affrontava con quella salita non si rendeva conto che le lacrime trattenute a stento gli iniziavano a scorrere lungo le sue non giovani gote.
"lord accepterer hans and!"
...accogli la sua anima... aiutalo...
Aveva saputo di un improvviso malanno che aveva colpito Padre Luciano. Non sapeva se fosse qui, non sapeva cosa gli fosse successo ma ricordava le giornate di studio con il suo insegnante.
"Nell'insegnare la teologia devi usare la fantasia!"
Ricordava queste parole quando lui che era stato educato alla rigida vita militare si era scontrato con concetti che, benchè riempissero la sua anima, dall'altro lato lo facevano sentire piccolo e inetto.
I versi della civetta e dell'upupa non preannunciavano niente di buono si diceva e fortunatamente si sentiva solo il gufo.
Ogni tanto occhi rossi nel buio indicavano un lupo a caccia. Non ne aveva paura, specie in un momento come quello. "Den gyllene lejonet" ricordava quelle parole che quella donna che lui chiamava madre gli indirizzava quando faceva i capricci.
Erano passati decine di anni da quando quell'uomo che lui chiamava padre lo aveva venduto per poche monete ad un gitano.
Ripensò di nuovo a Padre Luciano e la sua espressione ritornò torva.
(*continua alle porte del monastero*)
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