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Arianna si presenta alla cella di Madre Fenice

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1 Arianna si presenta alla cella di Madre Fenice il Mer Ott 31, 2012 12:47 am

Aryale

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Arianna percorse i corridoi del Chiostro per raggiungere quella che un monaco le aveva detto essere la cella di Madre Fenice.

Molte cose erano cambiate dall'ultima volta che aveva varcato quei corridoi, ma anche questa volta lo faceva in cerca di un po' di pace interiore.

L'aria era fresca e la bambinetta si avvolse bene nella mantella che indossava.

Raggiunta la porta, bussò con delicatezza e attese.


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Fenice

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La porta è sempre aperta, avanti! disse Madre Fenice, e alzò la testa sorridendo dal libro che stava leggendo, seduta vicino alla finestra.
Si alzò mentre la porta si apriva, e il suo sorriso si accentuò vedendo la piccola Arianna, che ogni giorno sembrava più alta e savia.


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Aryale

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Arianna sentì le parole della donna e, facendosi coraggio, aprì la porta. Pochi passi e fu dentro la stanza, accolta dal sorriso dolce della religiosa.

Potrei parlavi Madre?
C'è una cosa che mi sta a cuore.


La domanda era in realtà retorica, poichè la ragazzetta diede all'interlocutrice assai ben poco tempo per reagire ed attaccò col suo monologo.

Madre, ecco...
Vi faccio visita in cerca di un po' di conforto.
Prima ero nella mia stanza e meditavo.
A giorni sarò nominata Diacono nella mia città. E cercavo di raccogliere un po' le idee per prepararmi a questo passo.


Un po' di imbarazzo la colse e le sembrò di non riuscire a spiegarsi bene. Ma continuò.

Pensavo: come posso parlare dell'Altissimo ai miei concittadini se io stessa sono lontana da Lui? Come posso amministrare i Sacramenti se io stessa sono nel peccato?

Mi è presa angoscia Madre. Son qui per chiedervi di confessarmi. Ho bisogno del perdono.


E la guardò fissa negli occhi senza aggiungere altro.


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Fenice

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Mia cara, vieni, siediti. Madre Fenice prese la sedia sulla quale era stata seduta fino a pochi momenti prima e la sistemò davanti ad Arianna, facendole segno con convinzione di sedersi. Non preoccuparti. I tuoi scrupoli sono segno di una vocazione a servire che si nutre dei giusti principi, e di un cuore puro. La confessione ti rasserenerà e ti permetterà di affrontare la responsabilità con animo più leggero e con la vicinanza profonda dell'Altissimo.
Ora
e qui si interruppe un attimo per avvicinarsi a una caraffa posta in caldo vicino al fuoco berremo insieme una tazza di tisana calda addolcita con del miele di acacia, e poi andremo al confessionale.

Prese due tazze, versò un po' di liquido biondo e voltandosi sorridente ne porse una ad Arianna.

Spero ti piaccia... con il freddo che comincia a farsi sentire, qualcosa di caldo e dolce ci vuole, è corroborante.

Sorseggiò dalla propria tazza.


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Aryale

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Si mise a sedere e guardò la religiosa sapendo che di lì a poco, aprendole il cuore, avrebbe ricevuto per suo tramite il perdono divino.

Non riusciva a sentirsi ancora totalmente calma.
E tuttavia cercò di rilassarsi.


Grazie Madre, con questo freddo una tisana calda si beve molto volentieri;
se poi è dolcificata con miele ...


Sorrise intimidita.

Questa delle tisane è un'abitudine che non ho ancora fatto mia, ma che ho notato in molte persone qui in Monastero. E io stessa non riesco a sorseggiarne una senza tornare col pensiero a queste mura, a me così care.

E tirò un sorso dalla tazza che le aveva offerto la religiosa.


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Fenice

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Le tisane sono un ottimo modo per dissetarsi e quasi curarsi nello stesso momento osservò Madre Fenice mentre entrambe sorseggiavano. Le piante sono preziose alleate di chi sa come trarne i benefici... avrai notato che abbiamo molti Semplici in una parte dell'orto confinante con il giardino. Ogni pianta ha la propria essenza medicamentosa, ed oltre ad essere buona fa anche bene. Ecco perché qui beviamo molte tisane. L'arte medica si avvantaggia anche così, e molte tisane aiutano anche a prevenire i mali ben prima che si presentino.

Il discorso era stato lungo anche per permettere alla fanciulla di finir di bere e di tranquillizzarsi completamente. Madre Fenice posò la tazza e sorrise.

Sono felice di sentirti dire che col pensiero torni spesso qui al monastero. Qui sarai sempre accolta a braccia aperte, sia che tu venga a cercare un rifugio dalle difficoltà del mondo, sia che tu desideri rimanere. Le porse la mano. Se ti senti pronta, possiamo andare in confessionale, ora. Tramite me, il Padre amorevole ti attende, desideroso di ascoltarti e di purificare il tuo cuore dalle mancanze e dai timori.


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Aryale

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Arianna strinse la mano della religiosa e con quel gesto le sembrò di consegnare se stessa nelle mani dell'Altissimo.

Guardò Madre Fenice.


Si, sono pronta.

E dopo aver atteso i primi passi della donna, le tenne dietro con passo lento e un fare meditabondo.


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Aryale

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Aveva trascorso ancora una di quelle mattine solitarie nella sua cella.
Dopo un attento discernimento ora il suo animo sapeva quali erano i due gesti.
Così, percorrendo nuovmente i lunghi corridoi del Monastero era giunta da Madre Fenice.

I suoi passi erano stati accompagnati dal canto dei monaci: il suo volto lasciava trasparire la sua gratitudine per quelle voci che la ristoravano come un unguento medicamentoso sana le ferite. Bussò.


Madre, sono Arianna. E' permesso?


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Fenice

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Vieni pure, carissima disse Madre Fenice, mettendo da parte i fogli che stava leggendo e alzandosi agilmente per andare alla porta e dare il benvenuto ad Arianna con un abbraccio.
Aprì la porta prima che la giovane potesse farlo e la abbracciò.


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Aryale

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Ecco arrivava la voce rassicurante della religiosa. E prima che potesse fare qualsiasi cosa, si aprì la postra e giunse un abbraccio. Arianna si lasciò stringere con un leggero stupore per poi ricambiare il gesto con un sorriso.

Madre

Lo disse con un affetto reale.

Come state? Sono qui, come concordato, per parlarvi dei due gesti.


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Fenice

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Sto bene, grazie, sto bene... vieni, siediti, parliamo. Ti ascolto.

Con uno sguardo Madre Fenice si assicurò che Arianna fosse serena, la guidò verso la scrivania e sistemò due sedie una di fronte all'altra, entrambe sullo stesso lato della scrivania, per evitare che Arianna si sentisse in posizione troppo subalterna.
Si sedette e sorrise, aspettando. Era curiosa di sentire il risultato delle riflessioni della giovane e il resoconto della prima parte della sua penitenza, poiché era convinta che entrambe le cose fossero degne di nota.


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Aryale

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Entrò e si sedette. Appoggiò la mano sinistra sulla scrivania e ripose lo sguardo nel viso della donna.
Era tranquilla poichè il perdono e la preghiera le avevano dato sicurezza e pace.


Ho finalmente trovato la mia penitenza. E, io non so come spiegarvelo, ma l'ho sentito senza dubbi.

Ho prestato molta attenzione ai piccoli gesti che ho compiuto e alle occasioni in cui avrei potuto elargire atti di carità. Ma solo ad un certo punto ho sentito di aver fatto un'azione adatta ad espiare le mie colpe.



Sistemò i suoi ricci che mentre parlava le erano scesi a coprire gli occhi.

C'è un giovane che si sta trasferendo a Como ed era intenzionato a lasciar i suoi campi al proprio destino, senza venderli. Ha esposto questo davanti ad una persona che avrebbe dovuto prendersi cura di lui e proteggerlo. Ma la donna è rimasta impassibile.

Mi si è stretto il cuore in una morsa di dolore. E non ho potuto tacere. Sapendo che attualmente vive in ristrettezze economiche, gli ho spiegato che con la vendita dei campi sarebbe servito assai più tempo, ma che con i soldi ricavati avrebbe potuto finanziarsi un terreno a Como ed iniziare a vivere un'esistenza più tranquilla. Poi mi sono offerta di fornirgli una barca in modo che potesse pescare meglio.


Si schiarì la voce.

Perchè ho scelto questo gesto e non altri?
Forse la mia sensibilità. Sono stata una bimba sola in Alessandria. Senza una vera famiglia. E vedere quel giovane che pur avendola, non veniva protetto e aiutato, mi ha dato dolore. Anche perchè so di per certo che lui ha un profondo legame con quella parente che non è intervenuta e che in qualche modo poteva aver interesse a tenerlo vicino a sé. Ho agito, si, ma non credo sia questo a rendere questo gesto diverso dalle altre buone azioni che ho compiuto.
La differenza credo stia invece nel dolore che ho provato e nel fatto che, agendo, io non mi aspettavo nemmeno un grazie. E' stato un moto spontaneo di amore gratuito.


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Fenice

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Madre Fenice ascoltò con estrema attenzione e poi annuì.

Sì, sono d'accordo. Noi agiamo spesso spinti da motivazioni che soltanto dopo siamo capaci di comprendere, ma quando l'azione è compiuta senza aspettarsi nulla, soltanto perché sentiamo che essa è giusta e va fatta, e che essa realizza un piccolo momento di Giustizia in terra, ecco, questa azione è veramente caritatevole, e in questo caso è una buona penitenza.

Sorrise per far capire ad Arianna che aveva apprezzato le sue parole ed era pronta a sentire il resto. E mentre si disponeva ad ascoltare, si voltò un attimo verso la scrivania, prese un foglio che si trovava appoggiato vicino al calamaio e lo sistemò a portata di mano.


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Aryale

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Arianna non prestò molta attenzione al gesto della religiosa e, incoraggiata dal sorriso, proseguì ad esporre il contenuto della sua riflessione.

Per il resto, non è stato così semplice. E ancora non è del tutto chiaro in me se si tratta della scelta giusta. Ma voglio comunque sentire il vostro parere.

Come voi sapete, sono una persona assai golosa.
Ho pensato quindi che una buona penitenza sarebbe astenermi per un periodo di 30 giorni dai dolci e da ogni ghiottoneria.

Potrebbe sembrare una bazzecola, è vero. E forse lo è in un certo senso. Ma credo mi possa insegnare molto.


Arrossì.

Innanzitutto potrebbe servirmi per dare il giusto valore al cibo e imparare che dev'essere un dono mirato alla vita e non un vizio.

Potrebbe essere anche un modo per esercitare un po' di forza di volontà, resistendo alla tentazione che mi verrà offerta da amici e conoscenti che ben sanno di questa mia predilezione per le ghiottonerie. Potrei uscirne più forte.

E proverò ad astenermi con gioia, donando la mia razione agli altri. Lo farò come un fioretto offerto all'Altissimo e come un'occasione di crescita.

Voi che ne dite?


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Fenice

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Madre Fenice inclinò leggermente la testa di lato e l'espressione del suo viso si fece ancora più concentrata.

Sì... disse, riflettendo. Sì. Il miglior giudice delle nostre debolezze siamo noi stessi, se siamo capaci di essere sinceri. Il peso e il significato che i dolci hanno per te, sei solo tu a saperlo veramente. Dunque mi fido della tua decisione, che del resto non è tenera e richiederà una notevole forza di volontà per essere mantenuta. Trenta giorni non sono pochi.

Guardò Arianna e sorrise.

Dunque siamo d'accordo. Ricorda soltanto che nei confronti degli altri si deve essere meno intransigenti di quanto si è con se stessi. Questo perché si conoscono molto bene i propri limiti e anche la propria capacità di resistere o di far penitenza, mentre non si può sapere questo per gli altri. Chiedere molto a se stessi va bene, ma con un'altra persona bisogna essere più prudenti. Non indulgenti... ma più cauti. Ad esempio, se fossi stata io a decidere la tua penitenza e avessi pensato alla privazione dai dolci, non avrei fissato il limite temporale a trenta giorni. Saggiare i limiti degli altri è un rischio... certo, a volte bisogna metere alla prova una persona per ragioni particolari... ma è molto più difficile riparare a una richiesta eccessiva piuttosto che rimediare a una troppo lieve.

Il sorriso di Madre Fenice si accentuò, e stavolta era rivolto a se stessa, perché stava pensando ad alta voce... Si voltò verso la scrivania e mentre prendeva il foglio, aggiunse

Hai deciso da quando deve intercorrere il mese?


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Arianna guardò la religiosa, contenta dell'approvazione appena ricevuta. Non era stata una scelta semplice la sua e non sarebbe stato semplice mantenere l'impegno preso.

No Madre, non avevo ancora scelto il giorno in cui iniziare poichè aspettavo il vostro parere. Se per voi va bene potrei cominciare domani.

Per quanto riguarda le altre parole che avete detto sul giudicare, cercherò di farne tesoro. Mi siete molto cara per il fatto di condividere con me la vostra saggezza e le vostre parole mi sono sempre spunto di riflessione.


La guardò in silenzio sorridendo a sua volta.


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Anche tu mi sei molto cara disse Madre Fenice girandosi e la condivisione delle riflessioni e delle esperienze è per me un grande sprone non solo alla chiarezza dei pensieri, ma anche all'onestà. Dare un parere o un giudizio a un'altra persona, specialmente giovane e attenta, mi costringe ad essere ancora più severa con me stessa... e questo non fa mai male.

Una risata... e Madre Fenice sembrò più giovane. Porse ad Arianna il foglio con il quale armeggiava da un po' e non aggiunse altro.




Con la presente
Noi, Madre Fenice Maria Helena Deversi-Aslan Borgia, Vescovo di Albenga, Protonotario Apostolico, Prefetto delle Chiese Rinascenti, Decano dell'Università Domenicana Santa Calandra, Gran Priore dell'Ordine di San Domenico,

Nominiamo da oggi

Sorella Arianna Leuviah Casanova detta "Aryale" alla carica di Cappellano del Monastero di San Domenico.

Possa ella svolgere il suo compito con attenta, amorevole ed efficace presenza, con l'aiuto dell'Altissimo, dei Due Profeti e di San Domenico.

Scritto e redatto nel Monastero di San Domenico, il giorno VII, mercoledì, del mese di Novembre dell'Anno Domini MCDLX.



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Arianna prese il foglio che la religiosa le aveva dato e lo lesse. Al primo impatto credette che la fantasia le avesse giocato un brutto scherzo, ma poi lo rilesse.

Guardò Madre Fenice e disse:


Io?

Cercò di sistemarsi. Gli si muovevano dentro mille pensieri.

Madre, per me è un onore grandissimo e una notevole responsabilità. Ne potrò essere all'altezza?

Non lasciatemi sola. Per me si tratta di un incarico completamente nuovo, e son divenuta Diacono da poco. Ho bisogno di qualcuno che amorevolmente mi guidi nell'assumermi questa responsabilità.

Io da parte mia ci metterò la volontà di servire, dedizione, attenzione. Questo ve lo posso garantire.


E si mise in silenzio guardando la donna con un atteggiamento quasi da figlia.


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Mia cara, se non avessimo pensato che tu possa essere all'altezza, non avremmo scelto te osservò con dolcezza Madre Fenice. Non temere, non sarai lasciata sola, io ti seguirò e ti starò vicino... ma ti lascerò anche crescere, come è giusto che sia.

Per un momento, lo sguardo di Madre Fenice s'illuminò di commozione.

Quand'ero giovane e inesperta, e piena di dubbi, il mio Padre spirituale mi guidò con attenzione e rispetto, senza mai forzarmi, ma aiutandomi a capire cosa era bene per me e cosa potevo fare. La vera guida non impone... sostiene, indica, ma poi lascia camminare chi guida con le proprie gambe. Se tu vorrai, cercherò di essere per te una guida di questo genere... spero di riuscirci...


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Arianna la guardò fissa negli occhi per un attimo e cercò di riordinare i pensieri nella testa.
La religiosa era ormai diventata un punto di riferimento per lei. Lo era sia a livello formativo che a livello affettivo.

Una vicinanza simile la avvertiva anche con Fratello Tacuma, ma Madre Fenice era una donna e la sentiva davvero un po' come la madre che non aveva avuto.


Si Madre... voglio questo tipo di rapporto con voi. Voglio che mi siate guida, che mi aiutiate a crescere e a discernere ciò che è bene e ciò che è male. Vi aprirò il cuore, come già del resto ho fatto in amicizia e nel Sacramento della Confessione.


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Ti ringrazio per la fiducia che riponi in me e farò di tutto per meritarla... Madre Fenice tese le mani e strinse per un momento quelle di Arianna, guardandola con un sorriso affettuoso e pieno di responsabilità. Cercherò di essere il riferimento che desideri, e nello stesso tempo trarrò insegnamento da te, perché non esiste dare senza ricevere, e viceversa.
Da domani avremo parecchio da fare... e per prima cosa, se il tempo sarà clemente, ti propongo di andare a raccogliere nel bosco e in giardino dei rami e delle bacche per ornare la cappella. Un inizio con qualcosa di bello... la bellezza è sempre lode e ringraziamento all'Altissimo. Sono molto, molto contenta, carissima...


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Arianna bussò nuovamente alla cella di Madre Fenice.

Madre, sono Aryale.

Attese un poco, certa che la religiosa le avrebbe aperto e l'avrebbe fatta accomodare nella sua cella.
Quel luogo le era diventato di conforto, quella donna un punto di riferimento nel suo cammino.

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Mia cara! entra...

Madre Fenice aprì il battente e accolse Arianna con un sorriso lieto.
La guardò con attenzione, ma senza insistenza, per sincerarsi che stesse bene, e facendole segno di entrare sistemò una sedia accanto alla propria.


Vieni, siediti. Beviamo una bella tisana calda?


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Aryale

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La giovane entrò nella cella. L'accoglienza della religiosa era sempre un sollievo per lei.

Madre, scusate se mi permetto di disturbarvi a quest'ora.
Ho bisogno di parlare con voi perchè stasera non riesco a trovare un po' di pace.


Si sedette.


Vi ringrazio per la tisana, credo possa servirmi a distendermi e a scaldarmi un poco.

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Bene, niente di meglio di una tisana calda con un poco di miele, ti farà sentire meglio.

Madre Fenice andò ad aprire uno stipetto di fronte allo scrittoio e ne trasse tutto l'occorrente: due tazze, un vasetto di miele, due sacchettini già pronti con le foglie setacciate della tisana, una coppa in cui versò l'acqua e un ingegnoso supporto di metallo che, sistemato sul fuoco del braciere, permetteva di appoggiarvi sopra la coppa e di scaldare l'acqua con sicurezza.

Mentre si muoveva rapida e tranquilla, non si voltò. Voleva che Arianna si sentisse rilassata e in confidenza e non avvertisse fretta inopportuna o troppa curiosità.

Infine, dopo aver sistemato la coppa con l'acqua a scaldare, si voltò e le sorrise.


Ecco, ci vorrà poco. Mi fa piacere che tu sia qui... sia che tu sia qui per un semplice saluto, sia che tu abbia voglia di dirmi qualcosa.

Si sedette di fronte alla giovane e la guardò con affetto e incoraggiamento.


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