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Arianna si presenta alla cella di Madre Fenice

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Aryale

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A dire il vero Madre, vorrei affrontare un certo discorso con voi.

Disse con un filo di timidezza.
Tamburellava nervosamente con le dita sullo scrittoio di legno.


Voi eravate presente alla mia preghiera oggi.
Vi ricordate di cosa parlavo?
Ecco, non riesco a darmi pace da questo pomeriggio.


Abbassò un poco lo sguardo, distogliendolo dal volto della donna.


Ho bisogno di dare il giusto posto agli elementi della mia vita.

Fenice

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Mmmm... Madre Fenice si alzò per sorvegliare l'acqua, e notando che la superficie cominciava ad incresparsi, tolse la coppa dal supporto e versò l'acqua nelle due tazze, aggiungendo i sacchettini con le foglie di tisana.

Già, il giusto posto agli elementi... l'acqua non deve bollire, ma deve essere ben calda; subito dopo si mettono le foglie in infusione... camomilla e tiglio, ottimi per rilassarsi... e poi, dopo un tempo non troppo lungo, il miele di acacia, delicato, in modo da non coprire il sapore dell'infuso.

Si voltò verso Arianna con un sorriso.

Cosa ti angustia, cara?


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Aryale

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Arianna guardò la religiosa mentre preparava la tisana, le piaceva osservarla mentre metteva le foglie nell'acqua. Sembrava una sorta di magia. Sorrise un istante prima di tornare al motivo per cui si era decisa a bussare a quella porta.

Madre, sento che è giunto il momento di iniziare a ordinare un po' di cose nella mia esistenza.
Mi sembra di intuire che l'Altissimo è la pietra grande attorno alla quale voglio ordinare tutto.
Ma non mi è chiaro il modo in cui farlo.


Si passò una mano fra i capelli a domare un ricciolo che era sceso dispettoso sugli occhi.


Sto valutando l'idea del sacerdozio Madre.
E tuttavia mi è ancora così vago come concetto. Ho l'esempio dei religiosi che conosco, è vero.
Ma avrei bisogno di sapere per filo e per segno a cosa andrei incontro. Non ci si informa forse prima di fare delle scelte? E questa sarebbe la scelta più importante di tutte: vorrei farla con piena consapevolezza.


Tacque un poco. Era imbarazzata, ma era giunta fino lì in obbedienza ad una spinta interiore forte che non voleva assolutamente ignorare.

Fenice

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Gran Priore
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Madre Fenice ascoltava le parole di Arianna... e intanto, con gesti apparentemente tranquilli, che non rivelavano la sua gioia, toglieva i sacchettini dalle tazze e aggiungeva un po' di miele.
Ne porse una alla giovane, tenne l'altra tazza per sé e si sedette.


Capisco quello che senti... disse sottovoce. Quando venni qui, ero in cerca di risposte, ed ero spinta da qualcosa che esitavo a riconoscere io stessa. Poi... sorrise e si interruppe, persa per un momento nei ricordi. Trovai chi con grande pazienza e rispetto rispose alle mie domande e aspettò che io comprendessi e scegliessi. Fece una pausa anciora più lunga per sorseggiare la tisana, e poi aggiunse

Non posso darti tutte le risposte in una volta... ma potremmo provare a compiere insieme un percorso di riflessione osservò serenamente. Il confronto può essere utilissimo, perché ci porta a formulare i nostri stessi dubbi e pensieri con una chiarezza che spesso non riusciamo ad avere nel nostro intimo.

Guardò Arianna per vedere se la tisana le andasse bene e se la proposta le piacesse.


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Aryale

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Dignitario
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Arianna prese d buon grado la sua tazza e ne tirò un sorso. Inspirò profondamente col naso e il profumo intenso della tisana le si insinuò nelle narici.

Madre, è bello e importante per me trovare comprensione presso di voi. Mi da un tale sollievo che voi non potete nemmeno immaginare.

Bevve un altro poco e si fermò ad ascoltare la religiosa.
Sorrise, e solo dopo riprese a parlare.


Madre, io non so come è più consono agire in questo caso.
Ma se voi ritenete che sia questa la strada, io vi seguo. Ho bisogno di fare chiarezza per poter scegliere davvero e credo che meditare insieme, confrontarci e lasciarmi interrogare da voi e dalle vostre domande, potrebbe essere una buona via.

Fenice

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Gran Priore
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Molto bene, mia cara disse Madre Fenice dopo una breve riflessione. Penso che la cosa migliore da fare sia ritrovarci in una saletta dove potremo sviluppare con calma il nostro dialogo e la nostra riflessione, un luogo in cui io possa portarti dei libri e tu possa magari lasciarmi degli appunti... e poi, naturalmente, un luogo in cui possiamo parlare faccia a faccia con tranquillità.


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Aryale

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Dignitario
Dignitario
Sono pronta a seguirvi Madre, a leggere i testi che mi darete, a rispondere alle vostre domande, a porvi le questioni che sentirò sorgere spontanee.

La guardò con affetto.

Indicatemi solamente il luogo e quando ci potremo incontrare, o quando mi farete trovare del materiale.

Il desiderio di abbracciarla fu forte. Si trattenne tuttavia e le donò il suo sorriso.

Fenice

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Gran Priore
Gran Priore
Vieni, mia cara.

Madre Fenice strinse istintivamente la mano di Arianna per guidarla, e dopo aver posato in fretta le tazze sullo scrittoio uscirono insieme.
Aveva in mente una saletta tranquilla, in cui non avrebbero disturbato nessuno, il luogo giusto per incontrarsi a scambiarsi riflessioni.
Era felice, poiché l'affetto che nutriva per Arianna traeva un'ulteriore forza dalla responsabilità di aiutarla rispettosamente a trovare la sua via.

Si voltò prima di imboccare il corridoio e le sorrise, stringendole la mano.


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Aryale

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Ancora una volta Aryale aveva deciso di recarsi alla cella della religiosa. Aveva percorso i corridoi con passo svelto, certa di ciò che stava facendo.
Giunse quindi alla porta ed assestò due colpi secchi sul legno. In tasca aveva la missiva da consegnare, nel cuore tanta gratitudine e una serena convinzione.


E' permesso Madre? Sono Arianna.

Fenice

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Gran Priore
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Vieni, carissima!

Madre Fenice si alzò dal piccolo scrittoio per andare incontro ad Arianna e le sorrise, notando immediatamente l'espressione del viso della giovane, più serena di quanto non fosse stata nell'ultimo periodo.
Notò anche una luce tranquillamente decisa nel suo sguardo, e sperando che il motivo della visita fosse quello che in cuor suo presagiva e aspettava da tempo, la invitò con un gesto ad entrare.


Vieni, siediti... che piacere vederti...


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Aryale

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Entrò e si sedette ricambiando il sorriso.

Madre, anche per me è un piacere vederVi.
Da troppo tempo non passavo a farVi visita e non cercavo un confronto che invece era auspicabile.
Son giunta da Voi perchè ancora una volta sento la necessità di aprirVi il mio cuore.

Si toccò i ricci colta da un minimo di imbarazzo.

Avevo timore di non riuscire a dirVi tutto, così Vi ho scritto una missiva e gradirei che la leggeste.

Anteponendo queste parole trasse quindi la lettera di tasca. Le tremava la mano per l'emozione e per il timore della risposta che avrebbe potuto dare. Respirò profondamente e la guardò in volto: anche se ora provava una certa agitazione, sapeva di aver fatto la scelta giusta.

Posò poi la missiva sul piccolo scrittoio in modo che Madre Fenice potesse prenderla.





Cara Madre,

Vi scrivo questa missiva dopo aver lungamente riflettuto e meditato, per renderVi partecipe di ciò che ho vissuto nell’ultimo periodo e di ciò che serbo nel cuore.
Vi considero, e Voi ben lo sapete, una madre nello spirito, e come un figlio che ha compiuto una marachella ora torno da Voi cercando il confronto che porta alla pace. Ho taciuto il mio malessere di queste settimane vivendolo in solitudine e nella prova. So che non Vi è passato inosservato. Vi conosco e so che siete attenta: ho visto come mi guardavate e sono certa che qualcosa in cuor Vostro sospettavate.
Mi sono sentita sola, ho distolto lo sguardo dall’Altissimo e mi sono smarrita nella tentazione.
Madre, la mia preghiera è diventata debole e ho temuto di aver perso l’entusiasmo per le cose di Dio.
Credo di aver vissuto il periodo più cupo di tutta la mia esistenza.
Ma nella prova è maturata la mia fede. Come spesso accade gli interrogativi che mi turbavano togliendomi la pace di giorno e il sonno la notte, si sono rivelati parte di un disegno più grande e volto al bene.
Il dubbio che albergava in me mi ha spronato a ricercare nel profondo le ragioni del mio credere.
E ora nuova convinzione scorre nella parte più profonda del mio animo come sorgente di acqua fresca.
Il digiuno mi ha insegnato che vi è un nutrimento ben più importante del cibo materiale.
La penitenza mi ha condotta, nell'umiltà di uno stile di vita sobrio, a desiderare ardentemente il perdono del Creatore. Il lavoro mi ha portato a capire quanto sono importanti la dedizione e il servizio anche nella fatica e nella stanchezza. Quel grido disperato che si levava dal mio spirito mentre dicevo di non riuscire più a pregare era forse l’invocazione più vera e più alta che abbia mai proferito. E ho imparato che il nostro misericordioso Dio supplisce alle mancanze dei suoi servi, sana i loro animi, trasforma le loro povertà in ricchezza.
Quando si cammina nella notte, Madre, non è necessario vedere tutto il percorso da compiere: basta un piccolo lume che rischiari la breve distanza di un passo. Ed è sufficiente compiere un atto di fiducia, credere fermamente che esso continuerà a rischiarare il nostro cammino e a guidarci lungo la via affinché il nostro piede non inciampi. Ed è questo che ho vissuto e sperimentato sulla mia stessa pelle. Mi sono mossa fidandomi di Colui che rischiara le nostre tenebre anche quando non siamo in grado di vedere più in là di un passo, poiché sono certa che se seguendo la via che mi indica arriverò alla meta.
Così ora decido di scriverVi questa mia. Dopo un lungo discernimento, avendo vagliato il mio percorso e cercato nel mio intimo le risposte a ciò che mi assillava, sono a richiedere un Vostro parere in merito al desiderio che sento nascere in me: servire l’Altissimo consacrando tutta la mia esistenza.
Questo è ciò che voglio sopra ogni altra cosa. Desidero, mediante i Voti Maggiori, consegnare la mia esistenza nelle mani di Dio. Resto quindi in attesa del Vostro parere a cui mi atterrò riconoscendo umilmente in Voi una guida.

Vostra figlia nello spirito

Arianna

Fenice

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Gran Priore
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Gli occhi corsero subito a cercare la conclusione, con ansia... poi un sorriso... Madre Fenice ricominciò a leggere lentamente, soffermandosi su ogni frase, attenta, rasserenata e nello stesso tempo consapevole della responsabilità.
Annuì più volte, mentre scorreva le parole e trovava echi di un dolore che aveva attraversato e conosceva molto bene. Infine si commosse. Abbracciò Arianna e per qualche istante non riuscì a parlare... poi le sorrise e disse


Cara... mi dai una grande gioia... ho lasciato che tu percorressi la strada da sola, in apparenza, perché ti guardavo trepidando... ma ho creduto che tu dovessi provare il travaglio dal quale saresti uscita con uno sguardo limpidamente chiaro. Conosco il dolore e lo smarrimento, e so che nel buio non siamo mai soli, perché il Padre ci guarda e la Sua mano è pronta a sostenerci quando cadiamo.
Posso dirti che forse una scelta compiuta facilmente ha meno valore... dall'autentico dolore nasce in noi la capacità di guardarci dentro veramente, e di ascoltare la Voce che parla in noi.
Sono felice che tu abbia trovato Dio fino in fondo... non sarà una strada facile, ma è la tua. Io ci sarò sempre, se avrai bisogno di me, e sarò felice di confrontarmi con te come ho sempre fatto.
Benedico la tua scelta, da umile serva dell'Altissimo. E spero di poter vedere la tua Ordinazione fra queste mura... se tu stessa lo desideri.


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Aryale

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La strinse a lungo e, mentre la religiosa parlava, lacrime di gioia e di emozione le sgorgavano dal viso.

Grazie.

Era intimamente felice e nulla avrebbe potuto mutare il suo stato in quel momento.
Si asciugò il viso e le sorrise a sua volta.


Madre, Voi sapete che San Domenico è per me una casa e l'Ordine Domenicano è la famiglia in cui la mia fede è cresciuta e germogliata. Non potrei chiedere di meglio che essere ordinata fra queste mura, poichè è qui che desidero che avvenga questo passo così importante.

Fenice

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Un sorriso felice.

... e allora abbiamo molte cose da decidere insieme... le disse, e con un fare complice e scherzoso si chinò bisbigliando verso di lei.


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Aryale

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Madre Arianna aveva avuto una notte travagliata: sonni disturbati e pensieri che turbavano la veglia.
Qualcosa la stava spingendo a riflettere e a cercare delle risposte profonde.
Sì, c'era qualcosa da cui stava scappando e forse era arrivato il momento di affrontarlo.
Appena giunta l'alba si era alzata ed era corsa in Cappella per un po' di preghiera personale.
Poi, dopo le orazioni, aveva attraversato il chiostro arrivando fino alla cella della sua madre spirituale.
Bussò.

Madre, sono Arianna.

Disse con un' insolita fretta senza nemmeno aspettare la risposta della religiosa.


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Figliola! entra, entra... disse Madre Fenice accorrendo ad aprire la porta. Aveva colto l'urgenza nella voce di Arianna e una subitanea ansia la turbò.
Vieni, carissima La prese per mano e la guidò all'interno della cella, sorridendole e guardandola con amorevole premura. Vuoi una tisana? Siedi, parliamo un poco...


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Aryale

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Fu grata di quell'accoglienza e sorridendo, con un sorriso un po' teso e forzato, entrò tenendole la mano.

Vi ringrazio di avermi accolta Madre.

Si toccò i capelli cercando di lisciare un ricciolo.

Ecco, si... una tisana la prendo volentieri.
Ho bisogno di calmarmi un attimo e di parlare con voi.


E si sedette tenendo le mani giunte in grembo a fatica poiché se non si fosse imposta nulla, si sarebbe messa a gesticolare nervosamente.


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Ma certo, accomodati disse Madre Fenice, e mentre continuava a parlare andò all'armadietto in cui teneva i suoi piccoli "tesori", essenze, bacche, miele e zucchero e le preziose gocce di chocolatl che metteva nei suoi biscotti. Dunque, vediamo... valeriana, fiori d'arancio, tiglio e camomilla, direi... Prese una coppetta, un pizzico di ciascun ingrediente, mise sul braciere l'acqua da scaldare e intanto indicò ad Arianna una delle due sedie davanti allo scrittoio.
Arrivo subito... intanto siedi e dimmi, ti ascolto e sorrise, anche se l'evidente nervosismo della giovane le faceva temere qualcosa di brutto.


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Aryale

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Attese la tisana seduta con le mani in grembo e lo sguardo basso.
Solo dopo un momento guardò davanti a sé fissando il vuoto con gli occhi persi e si decise a parlare.


E' che pensavo a come mi avete soccorso poco tempo fa.
Volevo ringraziarvi.


Non era vero, non era quello il punto. Ma era il modo più semplice per arrivarci, per aprire quel discorso che altrimenti non avrebbe saputo come affrontare... Né da sola né con altri.


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Il sorriso di Madre Fenice si accentuò. Si voltò un momento per sorvegliare l'infusione e disse

Non devi ringraziarmi, figliola cara, ho fatto la cosa più naturale del mondo. Se è solo questo che ti turba... ma forse non è solo questo...

E mentre preparava le coppe e il miele di acacia aspettò in silenzio che la giovane sciogliesse l'ansia che la turbava e proseguisse il discorso.


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Aryale

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Quel silenzio era come un peso che la opprimeva invece di sollevarla.
Madre Arianna fece un sorriso secco, un ghigno simile a quello di chi viene colto con le mani nel sacco.
Le due si conoscevano bene ed era ovvio che la religiosa avrebbe intuito che dietro alla sua visita c’era altro. Forse era proprio quello che desiderava: una situazione che la costringesse ad uscire allo scoperto e a smettere di nascondersi.


Ecco, Madre … io … vorrei parlare del mio digiuno.
E’ una cosa che mi ha lasciato segni profondi. E sono sempre scappata.
Ora so che è il momento di parlarne e ovviamente vorrei farlo voi perché siete una persona cara di cui mi fido totalmente e siete la mia madre spirituale.


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Fenice

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Oh, ecco... Madre Fenice si voltò con le coppe colme in mano, e le sue parole avrebbero potuto riferirsi sia alla tisana pronta, sia al fatto che Madre Arianna avesse faticosamente espresso il suo bisogno.

Cara, io sono qui proseguì semplicemente, porgendole una coppa e sedendosi di fronte a lei. Ti ascolto. E la tua pena è la mia, come sempre, perché tra madre e figlia, e tra sorelle, possiamo alleggerire l'animo dal peso delle difficoltà e dei dubbi. Ti ascolto, e poi ti dirò il mio pensiero in merito a ciò che è successo e a ciò che mi dirai.

Le porse il vasetto del miele d'acacia e si accomodò meglio, tenendo in equilibrio tra le mani la coppa fumante.


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Aryale

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Guardò negli occhi la religiosa e prese la coppa. Nessun sorriso.
Al suo posto un sospiro e lo sguardo andò a fissarsi nel riflesso fumoso della tisana.


Ecco… vedete… io non lo so.
Non so perché l’ho fatto Madre.


E si perse nella figura sbiadita nella bevanda: due occhi caldi e profondi.
Non poteva scappare, doveva essere onesta, almeno con se stessa.

Stavo passando un momento di buio, dolore e solitudine.
Avevo bisogno di sentire la vicinanza esclusiva dell’Altissimo.
Volevo espiare i miei peccati ed allontanare tutto ciò che mi poteva distrarre da Dio.
Compresa me stessa Madre.

Restò in silenzio. Bloccata.
Fino a quando arrivò il coraggio di dare voce agli ultimi pensieri che si erano affacciati.


In quei momenti io ho sentito cose che non avevo mai sentito.
Le mie sensazioni erano rese molto più acute dalla stanchezza, dalla fame, dal fatto di non avere avuto per giorni alcun appiglio a cui aggrappare la mente. Non avevo paura.
E so di essere andata vicino alla morte. Oh se non mi aveste soccorso…


E di colpo girò lo sguardo.

Ma in quei momenti è successa una cosa che io non so spiegare: mi son sentita chiamare alla vita. Sapevo intimamente che il mio posto era fra i vivi. E il vostro amore è stato l’abbraccio salvifico che mi ha riportato qui. Io credo che se non mi aveste salvata, avrei dannato la mia stessa anima.


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Fenice

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Pensierosa, Madre Fenice attese prima di rispondere, sorseggiando lentamente la tisana troppo calda.
Infine, sottovoce, disse


Figlia mia, la nostra strada personale è un dialogo tra noi e il Padre che ci ha creati, e per ognuno di noi è diversa.
Tutti, però, facciamo esperienza della paura, del dolore, della tentazione, del male... anche se in modi che sono unici per ciascuno di noi.


Una pausa.

A volte, sono proprio coloro che ci amano a darci dolore, mentre altre volte è la loro mano che si tende ad aiutarci, e attraverso la loro mano, è quella dell'Altissimo che ci sorregge.
Io vorrei farti una domanda... so che non è facile rispondere, ma credo che la riflessione su quanto ti è successo debba partire da questa risposta.


Alzò gli occhi e guardò con ferma amorevolezza in quelli di Arianna.

Cosa stavi cercando, figlia mia?


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Aryale

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Si prese il tempo per quella domanda che ancora non aveva avuto il coraggio di porsi.
Portò la ciotola fumante alla bocca per sorseggiare un po' di tisana e ne bevve.
Poi tornò a perdersi con lo sguardo nel vuoto e provò a rispondere nel modo più onesto possibile.


Cercavo un motivo che mi ancorasse alla vita, Madre. Cercavo la protezione di Dio.
E cercavo la mia stessa fede che per un attimo ho temuto potesse vacillare. Ero in cerca di una vicinanza particolare che potesse scaldare il mio cuore che a volte si sente solo e smarrito. E volevo sentire la misericordia e il perdono di Dio per i pensieri che portavo in cuore, per il fatto che l'accidia stava prendendo il sopravvento portandomi a restare in ozio spirituale.


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