Monastero Aristotelico di San Domenico

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 Preghiera del 23 Dicembre 1460

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Aryale
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MessaggioTitolo: Preghiera del 23 Dicembre 1460   Dom Dic 23, 2012 2:18 pm

Anche quella domenica Arianna si presentò in cappella per tenere la sua preghiera. Si segnò ed avanzò verso l'altare. Non sapeva se si sarebbe presentato qualcuno, nè tantomeno se stavolta sarebbe bastata la voce del solista che provava il canto ad attirare i confratelli.

Accese le candele. Prese il Libro sacro e passò una mano sulla copertina di velluto. Era felice la giovane e più passava il tempo, più si accorgeva della pace interiore che il monastero le dava. Quando ebbe lasciato il segnalibro alla pagina giusta, tornò fra i banchi, si inginocchiò e si raccolse in silenzio: preparava il suo animo alla celebrazione.

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Fenice
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 23 Dicembre 1460   Dom Dic 23, 2012 7:42 pm

Madre Fenice entrò silenziosa in cappella e vedendo Arianna inginocchiata si fermò al suo fianco, s'inginocchiò e giunse le mani abbassando il capo in preghiera.
Condividere il momento era un dono prezioso che sperava i confratelli avrebbero potuto avere anch'essi.

Nel silenzio, pensieri di ringraziamento, di speranza e di lode le riempirono la mente e il cuore.

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Aryale
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 23 Dicembre 1460   Dom Dic 23, 2012 9:33 pm

La cappella si andava riempiendo, era giunto il momento di dare inizio alla preghiera.
Arianna si diresse verso l'altare mentre il solista intonò il canto Gaudeamus omnes in Domino.

Quando il silenzio pervase nuovamente la piccola chiesetta la giovane aprì il Libro e iniziò a leggere il brano che aveva scelto.

Citazione :
Prima meditazione

Durante un pellegrinaggio che lo condusse a percorrere in lungo e in largo il suolo francese, Barnaba si fermò, un giorno, in un piccolo villaggio della campagna Borgognona. Appena giunto, egli invitò gli abitanti del borgo ad avvicinarsi:
“Venite, amici cari, venite!”
I fedeli cominciarono ad attorniarlo: prima di cominciare la predicazione, Barnaba sollevò uno scudo doro, in modo che tutti lo potessero vedere. Poi chiese:
“Chi desidererebbe avere questo scudo?”
Molte mani cominciarono a levarsi. Egli proseguì:
“Regalerò questo scudo ad uno tra di voi, ma prima devo fare una cosa”
Morse la moneta e vi sputò sopra. A questo punto, chiese:
“C’è ancora qualcuno che lo vuole?”
Le mani rimasero alzate.
“Molto bene. Ma lo desiderate ancora se faccio questo?”
E così dicendo, gettò lo scudo per terra, vi saltò sopra con i piedi, schiacciandolo il più possibile, ricoprendolo di polvere, di terra e di sterco di cavallo. Domandò, allora:
“Chi vuole ancora questo scudo?”
Ancora una volta, le mani continuarono ad alzarsi, malgrado l’aspetto e l’odore che provenivano dalla moneta, schiacciata al suolo.
“Amici, avete appena appreso un’importante lezione… Poco importa ciò che faccio con questa moneta. Voi la volete perché il suo valore non è cambiato: vale sempre uno scudo.
“Pensate a voi stessi, agli altri, alle vostre vite, alle loro vite. Più volte, nel corso dell’esistenza, sarete schiacciati, rifiutati, infangati dalle persone o dagli eventi. Avrete l’impressione di non valere niente, ma in realtà il vostro valore non sarà cambiato agli occhi di coloro che vi amano.
“Il valore di una persona non si misura da ciò che non ha fatto: potrete sempre ricominciare e cercare di raggiungere i vostri obbiettivi, poiché il vostro valore intrinseco rimarrà intatto per sempre.”

Poi alzando la voce:

Fratelli, cercherò di essere breve per non stancarvi.
Nella strada fra Como e il Monastero ho incontrato un uomo che chiedeva l'elemosina. All'inizio sono stata tentata di andare oltre, avevo davanti ancora ore di viaggio e la stanchezza iniziava a farsi sentire. Poi la coscienza ha iniziato a urlare in me, così mi sono fermata a parlare con lui: era un uomo ancora in forze che sarebbe stato in grado di lavorare.
L'ho guardato e gli ho chiesto perchè si umiliava e restava a mendicare.
In lacrime egli mi ha risposto: non son buono a nulla.
Allora ho preso dalla sacca il Libro e gli ho letto questo brano.
Fratelli, quell'uomo aveva perso la stima di se stesso e si era dimenticato del valore che ognuno di noi ha per il semplice fatto di essere una persona, una creatura dell'Altissimo. Mi ha ringraziato con lo sguardo carico di speranza, come se si fosse sentito nuovamente nobilitato da questa lettura.

Sono rimasta fortemente colpita. L'augurio che vi faccio è quello di non giudicare mai voi stessi e gli altri in base alle condizioni materiali: siamo tutti Figli di Dio, siamo tutti Fratelli, meritiamo amore, rispetto. Non rassegnamoci, non stanchiamoci di ricercare la felicità e una esistenza dignitosa per noi e per chi ci sta accanto. Non scoraggiamoci davanti alle difficoltà, non giudichiamo noi stessi per i nostri errori e per le nostre mancanze ma, consapevoli del nostro valore, rialziamoci e cerchiamo di raggiungere i nostri obiettivi.


Attese un istante in silenzio con il capo chino, poi invitò i fratelli a recitare con lei il Credo:

Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN

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Ello
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 23 Dicembre 1460   Dom Dic 23, 2012 9:57 pm

Monsignor Ello entrò in Cappella mentre l'oblata stata leggendo la prima meditazione, ascoltò il commento e l'incontro il mendicante. Dopo ciò, con tutti i presenti recitò il Credo:

Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN

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Javier.
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 23 Dicembre 1460   Dom Dic 23, 2012 10:45 pm

Padre Javier entrò nella cappella, si sedette ascoltando le parole della cappellana, poi insieme a tutti recito il credo :

Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
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Nella Vita Eterna.

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Fenice
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 23 Dicembre 1460   Lun Dic 24, 2012 12:38 am

Madre Fenice aveva ascoltato con grande attenzione la lettura e il racconto fatto da Sorella Arianna.
Mentre recitava insienme agli altri le parole del Credo, e con una parte della mente le seguiva una per una, con un'altra parte della mente lasciava che immagini e riflessioni legate a quanto appena udito si sviluppassero dentro di lei, come piccole radici ancora non visibili, che poi avrebbero dato vita a nuove consapevolezze.


Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 23 Dicembre 1460   Lun Dic 24, 2012 1:08 am

Una volta recitato il Credo, Arianna prese la parola per la benedizione.

L'Altissimo, che ci ha scelti fra tutte le sue Creature per amarci come suoi figli, ci benedica e ci aiuti ad essere sempre consapevoli del valore di ogni essere umano.

Amen


Quando ebbe terminato il solista intonò il canto finale Da pacem Domine.

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Javier.
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 23 Dicembre 1460   Lun Dic 24, 2012 9:32 am

Amen- disse con flebile tono...
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Padre Heldor
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 23 Dicembre 1460   Mer Dic 26, 2012 2:59 am

Il vecchio sacerdote si era affacciato alla porta della sacrestia e osservava, in disparte quanto accadesse e quanto dicevano i presenti... Gli sembrava, dopo l'ennesima lunghissima assenza, di essere quasi un elemento di troppo...

Con un filo di voce rispose alla preghiera: "Amen"

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Fenice
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 23 Dicembre 1460   Mer Dic 26, 2012 3:06 am

Amen ripetè Madre Fenice, e i suoi occhi scorsero, quasi timidamente affacciato alla porta della sacrestia, Padre Heldor.

Senza far rumore e il più discretamente possibile lo raggiunse con pochi rapidi passi, lo prese per mano e lo guidò sorridendo affinché venisse accanto agli altri, nella prima fila delle panche.

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