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 Santa Messa del 13 Dicembre

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andosan
Spirito Inquieto
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MessaggioTitolo: Santa Messa del 13 Dicembre   Dom Dic 13, 2009 12:47 pm

Mons. Antonio Domenico entrò nella Cappella San Domenico portando tra le braccia i Libri delle Virtù. Prima di lui un novizio purificava con l'incenso la navata centrale. Un coro di voci bianche cantava una melodia di lode ai Profeti e all'Altissimo.
Arrivato all'altare Padre Andosan pose i Libri su un leggio, si inchinò e comenciò la celebrazione:

"Sia lodato Dio, i Santi Profeti e tutti i Santi"

Tutti risposero con un 'Amen'

Poi Padre Andosan lesse la lettura:

" Dal dialogo XIV. Capitolo quattordicesimo.

Aristotele era al crepuscolo della vita. La sua reputazione superava
largamente i mari che delimitano l’Ellade. Ma il vecchio maestro amava
sempre più camminare nelle campagne attorno ad Atene. Un giorno mentre
passava la porta occidentale, osservò un gruppo di giovani seduti in un
giardino. Uno di loro stava sotto un ulivo, sembrava condurre la
discussione. Se la vecchiaia aveva indebolito il corpo di Aristotele,
la sua mente e la sua curiosità erano ancora affilate come la lama di
un coltello scita. Si avvicinò al gruppo. Si accorse allora che
parlavano di filosofia.

Un giovane: O Epicuro, parliamo degli Dei.

Epicuro: Cos’è un Dio, se non un essere perfetto, e dunque un essere
perfettamente felice. E se sono perfetti, sono incorruttibili, dunque
la loro felicità è eterna. Quindi perché gli dei si occuperebbero di
noi? Dobbiamo disinteressarci degli Dei poiché non abbiamo in cambio
alcun interesse per i nostri piccoli affari.

Aristotele: Quali sciocchezze!

Mentre tutti si giravano per vedere chi avesse pronunciato queste
parole, Aristotele si avvicinò, valutò una pietra e si sedette.

Epicuro: Non sei d'accordo con ciò che ho appena detto?

Aristotele: Come lo potrei, poiché è falso? Dici che gli Dei sono
perfetti, non è vero? Ma rifletti su ciò che è la perfezione. La
perfezione non è soltanto fisica, è anche morale. Un Dio deve
inevitabilmente essere perfettamente morale, dunque virtuoso, dunque
buono.

Epicuro: Ma che importa che sia buono. È così tanto perfetto che non si occupa di noi.

Aristotele: All'opposto, la sua perfezione lo costringe a preoccuparsi
di tutto, senza ciò, gli mancherebbe qualcosa e sarebbe imperfetto. E
poi, tu parli degli Dei, ne esiste tuttavia uno solo. Come potrebbe un
essere perfetto esistere accanto ad un altro? Inoltre se è perfetto, è
unico poiché ogni perfezione estranea alla sua può soltanto essergli
sottratta.

Epicuro: L'unità non può generare la molteplicità. Se il tuo essere perfetto esiste, niente può esistergli accanto.

Aristotele: L'argomentazione è bella, ma è inutile poiché ovviamente
esistiamo, ed ovviamente Dio esiste. Direi anche di più, la nostra
esistenza implica quella di Dio. Qualsiasi effetto ha una causa.
L'esistenza stessa deve avere una causa, che ne ha una... Se si vuole
evitare la regressione all'infinito, occorre sollecitare una causa
prima. Ora che altro può essere questa causa prima se non un essere
talmente perfetto che non può avere né inizio né fine? Questa causa
prima è la fonte di tutte le cause. Questa discussione, peraltro, ha
molte cause."

Poi il celebrante cominciò l'omelia:
"Cari fratelli, Aristotele arrivato al termine della sua vita si trova ad incontrare il giovane Epicuro, filosofo pagano, politeista, convinto che gli dei non si occupino della vita degli uomini.
Il dialogo che ne segue con Aristotele ci offre molti spunti per comprendere il nostro credo. Dio è uno, l'unità è perfezione. Come potrebbe la perfezione essere molteplice? Solo l'Altissimo che è creatore di tutto, solo lui è perfetto e la sua complementarietà sta nell'essere anche moralmente perfetto.
La notizia che ci dà Aristotele è incredibilmente profonda e gioiosa: l'Altissimo ci ama, Egli si cura della nostra vita, Egli è con noi e non contro di noi. Non ci ha creati per disinteressarsi di noi, ma per amarci profondamente come uno sposo con la sua sposa. Anzi, dice Aristotele, Dio esiste perchè esistiamo noi e questo legame è un vincolo che non può essere reciso se non per nostra decisione."


Mons. Andosan si sedette affinchè tutti potessero riflettere. Poi si alzò per la benedizione:

"Che l'amore di Dio vi renda fecondi nella fede.
Che l'esempio di Aristotele e Christos vi aiuti nel vostro percorso quotidiano.
Che la protezione di San Domenico discenda su di voi e i vostri cari.
Amen"


Al termine della celebrazione Padre Andosan si fermò a salutare i presenti con gioia.
[b]
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tacuma
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MessaggioTitolo: Re: Santa Messa del 13 Dicembre   Dom Dic 13, 2009 5:05 pm

[i]Amen
Lentamente si avvicino' l confratello Andosan ripensando alla celebrazione della Santa messa e alla sua omelia

- "la sua perfezione lo costringe a preoccuparsi
di tutto, senza ciò, gli mancherebbe qualcosa e sarebbe imperfetto...."
Questo e' il l'Altisso , Colui che perfetto ci ha creati con un atto d'amore e di noi si occupa-

Padre Andosan complimenti per l'omelia

_________________
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Viligelmo
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MessaggioTitolo: Re: Santa Messa del 13 Dicembre   Dom Dic 13, 2009 11:12 pm

AMEN sussurrò appena al di sopra di quel che credeva..

alzò lo sguardo.. le riflessioni non sono mai abbastanza pensò tra sè..
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MessaggioTitolo: Re: Santa Messa del 13 Dicembre   

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