Monastero Aristotelico di San Domenico

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L'Ordine di San Domenico piange il confratello Padre Tacuma, deceduto all'alba del 15 settembre. I funerali si svolgeranno il giorno 30 nella Basilica di Santa Caterina ai Sibillini, e la salma sarà tumulata qui nella cripta del Monastero. Pace a chi riposa in Dio e a chi rimane.

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 Preghiera del 10 febbraio 1461

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Aryale
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MessaggioTitolo: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 2:19 pm

Entrò in cappella per preparare la preghiera comunitaria che ormai ogni domenica guidava.
Come era solita fare si segnò e si avvicinò all'altare.
Lo sgomberò e lo pulì accuratamente, poi lo ricoprì con una tovaglia candida ornata con ricchi merletti.
Accese quindi le candele e sistemò il Libro aperto alla pagina giusta. Diede una spazzata al pavimento: era tutto pronto.

Tornò quindi fra i banchi e decise di raccogliersi in preghiera. Sì, il suo spirito stava guarendo,
In quei giorni aveva lavorato molto e la dedizione degli studenti, l'entusiasmo generale per la costruzione del reliquiario, erano stati per lei una medicina.
Si inginocchiò con la testa fra le mani e chiese perdono con il fermo intento di praticare digiuno e penitenza.

Nel frattempo, come un unguento per l'animo, era giunto il canto di Magister Musicus che provava il brano che di lì a poco avrebbe accolto tutti i confratelli.
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tacuma
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 4:05 pm

Tacuma entro' nella cappella silenzioso.
i suoi piedi quasi non toccavano l'antico pavimento per l'attenzione che poneva nel non far rumore.
Si fermo' accanto ad una panca e, sedutosi, congiunse le mani sul grembo in attesa

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Ello
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 5:20 pm

Padre Ello entrò in Cappella, si segnò e prese posto. Con il capo saluto il Cappellano e Padre Tacuma.
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Attle
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 5:51 pm

Dopo il suono delle campane, Attle si affrettò nel recarsi presso la Cappella del Monastero. Entrando vide che la celebrazione non era ancora iniziata,salutò con un inchino Padre Tacuma e Padre Ello, poi si sedette su una panca in attesa dell'inizio.
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Stex86
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 5:59 pm

Padre Stefano aveva bisogno di meditare ristorandosi con profonde preghiere.

La mente era annebbiata da numeri e calcoli, rendite e spese.

Si recò in cappella e quando capì che di li a poco la preghiera sarebbe stata in comunione con gli altri fratelli e sorelle, si sedette su una panca di lato con un sorriso sereno

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Aryale
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 6:46 pm

Fu il suono della campana a richiamarla al suo dovere. Alzò il capo e, dopo aver realizzato che nella chiesetta del convento alcuni suoi confratelli stavano attendendo l'inizio della preghiera, si diresse verso l'altare. Magister Musicus intanto intonava il Gaudeamus omnes in Domino e la sua voce si alzava solenne riempiendo quel luogo sacro.

Terminato il canto, iniziò a leggere la meditazione di San Barnaba. Era l'ottava.


Citazione :


Verso mezzogiorno, Barnaba giunse a Ponterlier, dove si teneva una festa per l’elezione del sindaco: era stato quest’ultimo, infatti, ad organizzare un banchetto per tutto il paese. Arrivato davanti al municipio, anche Barnaba fu invitato a prendervi parte. Entrò nella sala, ma non poté fare a meno di notare i vagabondi vestiti di stracci che vagavano per le strade mentre tutti si divertivano, alla piccola festa. In sala vi erano solo gioia e felicità: il sindaco era stato eletto con una maggioranza schiacciante ed anche gli avversari erano presenti: c’era un’atmosfera di grande bontà. Erano presenti anche due ricchi mercanti stranieri,, Paolo Isidoro e Giuda d’Iscaria, invitati alla mensa. Alla fine del pranzo, Barnaba si alzò e prese la parola. Si congratulò con il nuovo sindaco e chiese se poteva narrare un breve aneddoto. Tutti gli invitati accettarono con gioia, si trattava di un ulteriore divertimento… Cominciò:

Avendo sentito parlare delle sue doti di eccellente insegnante, un re invitò un saggio a prendere parte ad un banchetto che sarebbe durato diversi giorni. Alla vigilia dell’invito, il grande maestro si presento a palazzo con l’abito da mendicante che indossava tra i suoi discepoli. Nessuno fece attenzione a lui: entrò ma non riuscì a raggiungere la sala da pranzo poiché i paggi del Re, pensando che con la sua presenza potesse insozzare il suolo reale, lo condussero verso le cucine, dove gli offrirono degli avanzi, probabilmente avariati. Il saggio non disse nulla e se ne andò, così com’era venuto.
Il giorno dopo, tornò a casa del Re, stavolta vestito del suo abito più bello: gli riservarono un posto d’onore tra i convitati d’alto rango.
Ma quando i paggi portarono i piatti, la reazione del Saggio sorprese tutti: prese il cibo con le mani, ne fece una palla e lo mise in tasca.
Il Re scelse di non dire niente ma, appena arrivò l’ultima portata, il grande maestro vi immerse la mano e sollevo il pugno, pieno di ragù, che sparse sul suo mantello, dicendo:
“Ecco, è per te”.
Il Re, non riuscendo a trattenersi, gli disse:
“Dunque, hai perso la ragione, tu che sei considerato così saggio?”
Dopo un lungo silenzio il maestro rispose:
“Mi sono presentato a casa tua, ieri, con l’abito da mendicante, e ho ricevuto degli avanzi, come se fossi un cane. Oggi, vengo riccamente vestito e vengo colmato di onori. Dunque, è il mio mantello che avete invitato: è normale che sia lui a nutrirsi”.

I convitati di Pontarlier rimasero interdetti: che strana storia per un giorno di festa! Il sindaco rimase a bocca aperta. Allora Barnaba riprese…

Vi starete certamente chiedendo dove intendo arrivare! Dovete solo uscire per strada e comprenderete la mia storia. Dei semplici vagabondi, che non hanno diritto di voto e non sono stati invitati a questa festa.. Io mi chiedo, perché? Invece, due ricchi mercanti, a cui naturalmente non rimprovero nulla, lo sono stati… perché?

Barnaba finì il suo vino, aprì il suo fagotto, vi versò il contenuto del cesto di pane che era di fronte a lui sotto gli sguardi attenti ed il silenzio imbarazzato dei convitati, lo richiuse, uscì e distribuì il pane ai passanti…


Chiuse il Libro e con il capo chino restò in silenzio qualche istante in modo da poter riordinare le idee. Poi alzò lo sguardo sui confratelli ed iniziò il suo commento.

Fratelli,

avrete ormai capito la mia predilezione per le meditazioni di questo Santo. Esse sono scritte con un linguaggio semplice e tuttavia contengono osservazioni profonde ed argute.

Questa settimana ho scelto la meditazione ci invita a riflettere sul valore degli esseri umani.
Sì, siamo figli dell'Altissimo e siamo le creature scelte da Lui fra tutte le altre specie.
Riflettendo mi torna alla mente una frase tratta da un altro brano del Libro: "Un uomo vale più di tutto ciò che ha fatto". Ed è così Confratelli carissimi, il nostro valore risiede innanzitutto nel fatto di essere uomini e non nei nostri abiti e nelle nostre azioni.
Dobbiamo guardare con rispetto ad ogni persona, che sia il più raffinato ed elegante signorotto o il più rozzo dei mendicanti.

Non lasciamoci mai cogliere dalla tentazione del giudizio poichè esso non spetta a noi, ma è solamente dell'Altissimo che è onnisciente ed onnipotente.
Accogliamo ogni persona con la consapevolezza di avere davanti a noi una creatura di Dio. Rispettiamo noi stessi e coloro che sono posti sul nostro cammino.
Essi sono infatti il risultato dell'azione divina che tutto ha creato. Amare e servire l'uomo, sono uno dei tanti modi che abbiamo per amare e servire l'Altissimo e giungere al Paradiso Solare.


Si fermò e tacque. Rifletteva su tutto quanto aveva detto. Quanto aveva da meditare ancora quei testi, quanto ancora da imparare da ogni singola parola.
Alzò gli occhi al cielo e silenziosamente ringraziò perchè in cuor suo sentiva rifiorire quel sano moto interiore che porta ad affidarsi a Dio.

Con rinnovato ardore iniziò quindi a recitare la professione di fede.


Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 7:08 pm

recito' il credo piano come sempre, a testa china e le mani unite

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 7:20 pm

Padre Stefano ascoltò la lettura e con ancora maggior attenzione la riflessione del Cappellano.

Infine si unì a lei per il credo.


Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.


Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 7:53 pm

Madre Fenice era in ritardo, cosa che raramente succedeva.
Arrivò in cappella col fiato corto per essersi affrettata, proprio mentre Sorella Arianna concludeva la sua riflessione.
Si accostò ai confratelli senza far rumore e si unì a loro nella professione di fede, sentendosi in colpa per il ritardo, anche se esso era dovuto all'estrema stanchezza e a una serie di malesseri che si prolungavano da tempo e le rendevano pesante e difficile ogni lavoro.
Non le restava che offrire all'Altissimo anche quella difficoltà e quei malesseri...


Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 10:56 pm

La domenica l'oblato decise di recarsi in cappella per la preghiera comunitaria, ma avendo fatto confusione con gli orari arrivò quando la funzione era già al termine, dunque si affrettò, trafelato, ad unirsi agli altri nella professione di fede, e, anche se con tono di voce titubante, timoroso di aver offeso con il suo ritardo i loro Reverendi Padri e Madri, disse:

"Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN"

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 10:58 pm

Anche Attle, si unì ai presenti nella propria professione di fede.
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Dom Feb 10, 2013 11:22 pm

Anche Padre Ello recitò il Credo

Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 febbraio 1461   Lun Feb 11, 2013 2:01 am

Terminata la professione di fede Arianna impartì la benedizione.

L'Altissimo, che ci invita ad amare ogni uomo come un nostro fratello, ci benedica e ci custodisca nella pace.

Amen.


E mentre Magister Musicus intonava il Da pacem Domine si ritirò in sacrestia, finalmente con un po' di pace nel cuore.
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