Monastero Aristotelico di San Domenico

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 preghiera del 17 febbraio 1461

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AutoreMessaggio
Aryale
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MessaggioTitolo: preghiera del 17 febbraio 1461   Dom Feb 17, 2013 2:02 pm

Sorella Aryale entrò nella cappella.
Si segnò ed iniziò a predisporre la chiesetta per la preghiera che si sarebbe tenuta di lì a poco.
Era leggermente in ritardo quella domenica poichè si era trattenuta in università.

Riassettò quindi la tovaglia di pizzo sull'altare, accese le candele e sistemò il Libro alla pagina scelta.
Magister Musicus era giunto prima del suo arrivo poichè già di lontano si sentiva la sua voce librarsi nell'aria.

Finito di riordinare l'ambiente si avvicinò al primo banco e si inginocchiò. Il suo animo era guarito: digiuno, preghiera e lavoro avevano sanato ogni suo dubbio e ricche lodi per l'altissimo risuonavano dentro di lei. Quel giorno, dentro di sé, aveva una consapevolezza diversa poiché nel suo intimo aveva già preso una decisione importante che avrebbe cambiato per sempre la sua esistenza.
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Attle
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MessaggioTitolo: Re: preghiera del 17 febbraio 1461   Dom Feb 17, 2013 6:47 pm

Attle si recò di buon grado presso la Cappella del Monastero che come ogni domenica accoglieva la preghiera della comunità domenicana.

La celebrazione rivestiva un significato ancora più importante e forte ora che era Oblato del Monastero e si avvicinavano i tempi della sua definitiva ordinazione. Come d'abitudine, era già presente Aryale assorta nella sua preghiera. Si sedette in seconda fila aspettando l'inizio della celebrazione, sfogliando nel frattempo il libro dei canti.
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Fenice
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MessaggioTitolo: Re: preghiera del 17 febbraio 1461   Dom Feb 17, 2013 7:18 pm

Entrando silenziosa in cappella, Madre Fenice vide Sorella Arianna inginocchiata in preghiera e il caro Attle seduto in attesa.
Gli si affiancò e lo salutò con un sorriso, inginocchiandosi poi al suo fianco per rivolgere la mente e il cuore all'Altissimo con una preghiera personale prima che iniziasse quella comunitaria.

Niente la rasserenava e la fortificava come ritrovarsi con i confratelli per la preghiera domenicale... un momento di gioiosa condivisione nella protezione del monastero.

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Aryale
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MessaggioTitolo: Re: preghiera del 17 febbraio 1461   Dom Feb 17, 2013 9:50 pm

Suonò la campana del monastero e quello fu per lei il segno che era giunta l'ora di avviarsi verso l'altare. Si alzò e procedette mentre Magister Musicus intonava il Gaudeamus omnes in Domino con tono solenne.

Unì la sua voce a quella del coro e, una volta che il canto fu terminato, diede lettura del brano scelto per quella domenica.


Citazione :


Nona Meditazione

Era una bella giornata, estiva o primaverile… la stagione conta poco. Barnaba, tanto per cambiare, era ancora in viaggio sulle strade di Francia. Si trovata tra Saumur e Angers, bellissima regione sulla quale è stato scritto molto. Durante il cammino, egli osservò dei rustici, circondati da alberi e campi, appena prima di arrivare in vista della città. Davanti ad una di queste costruzioni, una donna, seduta su una panca, piangeva tra le braccia di suo marito. Barnaba, commosso dalla scena, si avvicinò a confortare la coppia, domandando loro cosa accadeva. La loro figlia, di sedici anni, era fuggita durante la notte con un giovane di cui era innamorata. I genitori trovavano sconsiderato questo comportamento, considerata l’età della giovane e del ragazzo, che aveva appena un anno più di lei. Per confortarli, Barnaba pensò ad una storia un po’ fuori dalla norma, eppure formidabile poiché davvero rivelatrice di significato. Cominciò:

Un bel giorno di primavera, la Follia decise di invitare i suoi amici a bere qualcosa a casa sua. Tutti gli invitati si presentarono e, dopo aver bevuto insieme, la Follia propose:
- Giochiamo a nascondino?
- Nascondino? Cos’è? Domandò la curiosità.
- Il nascondino è un gioco. Io conterò fino a 100 e voi vi nascondete. Quando avrò finito di contare, vi cercherò; il primo che troverò sarà il prossimo a contare.
Tutti accettarono, tranne la Paura e la Pigrizia.
La Follia cominciò a contare: 1, 2, 3…
La Fretta si nascose per prima, in un posto qualunque. La Timidezza, riservata come sempre, si nascose in un ciuffo d’erba. La Gioia corse al centro del giardino. La Tristezza cominciò a piangere poiché non trovata un posto appropriato dove nascondersi. L’Invidia accompagnò il Trionfo e gli si nascose accanto, dietro una roccia.
La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era disperata, vedendo che la Follia era arrivata già a 99…
- CENTO! Gridò la Follia. Comincio a cercarvi…
La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto trattenersi ed era uscita dal nascondiglio per vedere chi sarebbe stato trovato per primo. Guardando di lato, la Follia vide il Dubbio, sopra un fosso, indeciso su quale lato sarebbe stato il nascondiglio migliore. E così via, scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando furono tutti riuniti, la Curiosità chiese:
- Dov’è l’Amore?
Nessuno l’aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo: su una montagna, nei fiumi, ai piedi delle rocce. Ma non lo trovò. Cercando in tutti i posti, la Follia vide un roseto e, con un ramo, cominciò a cercare tra i filari, quando improvvisamente udì un grido: era l’amore, che urlava perché le spine gli avevano ferito gli occhi. Non sapendo cosa fare, la Follia si scusò, implorò l’Amore di perdonarla ed arrivò a promettergli che l’avrebbe seguito per sempre. L’Amore accettò.
Ancora oggi, l’Amore è cieco e la Follia l’accompagna sempre.

Un grande sorriso abbellì il volto della madre. Il padre si mise a ridere forte. Rientrarono tutti in casa, e Barnaba fu invitato a pranzo.


Chiuso quindi il Libro, si fece silenziosa e si offrì intimamente all'Altissimo come suo umile strumento.

Fratelli carissimi, non è stato semplice per me che amo la razionalità lasciarmi interrogare da questo brano. Vi chiedo: cosa è la follia?
Credo che essa sia tutto ciò che non è ascrivibile alla comune logica dell'uomo. Tutti sappiamo che esistono diversi tipi di follia; e qui non voglio parlare di quella che abita coloro che sembrano aver perso totalmente il raziocinio. Sono invece a trattare di una follia buona che permea la vita dell'uomo.
L'amore si accompagna sempre a questo aspetto della vita. Vi siete mai chiesti perchè? L'amore se è autentico ci spinge ad uscire da noi stessi, a rinunciare alle nostre comodità, ci interpella in modo profondo e ci allontana dall'egoismo tipico dell'uomo e della sua natura corrotta.

Fratelli, non vi pare forse follia l'amore di due sposi che decidono davanti all'Altissimo di dichiararsi l'uno all'altra consacrando la loro unione? Essi ben conoscono le debolezze umane, ma compiono questo atto certi che sapranno tener fede alla promesse scambiate quel giorno.

Non vi paiono forse folli coloro che decidono di mettere al mondo dei figli? Essi sanno ciò a cui andranno incontro: le rinunce, la fatica. Sanno che li attende un compito ben più grande delle loro capacità, ma amano ed escono dalla logica umana sacrificando la propria esistenza in nome dell'amore.

Non è forse folle l'uomo che condivide il suo pane con l'amico nel momento del bisogno?

Non è forse folle chi si consacra a Dio rinunciando ad avere la priorità sulla propria esistenza e mettendo al primo posto l'Altissimo e il suo prossimo?

Fratelli, amore e follia sono compagni. Non esiste forma di amore che non ci spinga ad andare oltre la logica umana. Ma non è solamente questo: chi arriva ad amare in questo modo compie un atto di fiducia. Sa che se si priverà di qualche cosa, gli verrà restituita in abbondanza poiché è nella condivisione che germoglia la gioia nell'animo di colui che è disposto ad amare pienamente.

Vi auguro con tutto il cuore di lasciarvi pervadere da questa forma di follia. Di amare follemente ogni creatura e sommamente il Creatore. Vi auguro di lasciarvi amare follemente nella condivisione, certi che ne scaturirà la vera gioia.


Si fermò riflettendo su tutto quanto aveva detto. Riprese fiato poiché un accesso di entusiasmo l'aveva spinta ad un'enfasi inconsueta. Poi con rinnovato ardore guidò la recita della professione di fede.

Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN
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Ello
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MessaggioTitolo: Re: preghiera del 17 febbraio 1461   Dom Feb 17, 2013 10:36 pm

Padre Ello entrò in Cappella all'inizio della lettura, ascoltò la nona meditazione e l'omelia successiva.
Poi ripetè il Credo con tutti i presenti


Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN
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Fenice
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MessaggioTitolo: Re: preghiera del 17 febbraio 1461   Dom Feb 17, 2013 11:16 pm

Con un grande sorriso e con intima gratitudine per i segni che riconosceva in Sorella Arianna, Madre Fenice si unì ai confratelli nella recita del Credo.

Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN

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MessaggioTitolo: Re: preghiera del 17 febbraio 1461   Lun Feb 18, 2013 3:03 am

Dopo la recita del Credo, si rivolse ai presenti per impartire la benedizione.

L'Altissimo, ci benedica e ci aiuti a vivere nell'Amore.

Amen.


Magister Musicus intonò il Da pacem Domine e lei, rendendo grazie in cuor suo, si ritirò.
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