Monastero Aristotelico di San Domenico

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 Preghiera del 10 Marzo 1461

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Aryale
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MessaggioTitolo: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 12:56 pm

Arianna restò per un po' sulla soglia della cappella fissando la piccola chiesa del convento. Era sempre la stessa, sempre l'intimo rifugio che l'aveva accolta nelle lunghe ore di preghiera e di meditazione; lo stesso rifugio in cui circondata da coloro che le erano cari, aveva consacrato la sua esistenza a Dio.

La pulì minuziosamente quel giorno. Spazzò a terra, tolse la polvere, tirò a lucido l'altare. Poi prese il Libro e passando una mano sulla copertina lo aprì. Si avvicinò col capo per sentirne l'odore dei fogli e restò quindi a fissarlo. Quante vicende doveva aver visto quel libro. Molte persone lo avevano aperto nel tempo con i più svariati stati d'animo: chi per render lode, chi per servire, chi per trovar una parola buona in tempo di oppressione... Assorta in quei pensieri finì di preparare per la preghiera comunitaria.

E infine scese fra i banchi sedendosi su uno di essi. Restò con le braccia giunte in grembo e il capo chino recitando a mezza voce un'orazione mentre alle sue spalle il Magister provava i canti. Un intimo senso di pace la pervase e in quel momento si accorse che amava quel posto e amava la vita che aveva scelto.
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Matteo_Visconti
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 2:48 pm

Matteo entrò nella chiesetta del Monastero, piccola ma accogliente al contempo. Era suo uso infatti recarsi almeno una volta al giorno presso un luogo sacro per dedicarsi alla preghiera, a quel dialogo interiore tra la sua anima e l'Altissimo, a quel parlare che pareva essere (così almeno il ragazzo lo percepiva) quello di un figlio piccolo che poggia la testa sulla gambe del padre raccontandogli ogni suo dubbio, ogni sua domanda, ogni sua inquietudine che scaturisce dal vivere.

Appena aprì la porticina che conduceva alla chiesa, il novarese notò che già una dama, probabilmente un presbitero della Santa Chiesa visto il suo abbigliamento, stava pregando. Il ragazzo temendo quindi di disturbarla decise di mettersi nelle ultime panche e inginocchiatosi su una di queste, dopo aver chinato il capo sulle mani giunte di modo che la bocca le toccasse e aver chiuso gli occhi, cominciò a muovere le labbra senza che nessuno potesse udire le parole che gli uscivano. Erano parole per l'Onnipotente e solo e soltanto Lui poteva sentirle poiché a pronunciarle non erano le corde vocali del giovane ma la sua anima rivolta a Dio.
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Fenice
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 4:39 pm

Madre Fenice entrò in Cappella e subito moderò il passo fino a renderlo silenzioso.
La cara Arianna era in preghera, e seduto in fondo alla Cappella notò anche un giovane che non conosceva, profondamente assorto nel colloquio con l'Altissimo.

Ogni giorno sentiva arrivare visitatori, studenti, pellegrini, e spesso li incontrava nei corridoi, nell'ala dell'università, nei campi, in chiesa.
Per tutti aveva un sorriso anche se non li conosceva.
San Domenico era una casa aperta e accogliente, con le braccia larghe e protettive.

Si inginocchiò senza far rumore e chinò il capo giungendo le mani. Era così felice che non riusciva a incanalare la gioia in parole precise, e allora ascoltò le voci del coro che provavano i canti prima dell'inizio della funzione e si unì idealmente a loro nella lode.

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tacuma
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 5:38 pm

Un'altra domenica s'era annunciata al monastero e fratello Tacuma si avvio' verso la cappella per la preghiera consueta.
Entro' ,piano come sempre per non disturbare i presenti.
Come sempre, sembrava un'abitudine, ma non lo era affatto, levo' un pensiero di ringraziamento all'Altissimo per tutto quanto gli concedeva.
Per la sua vita al monastero, per il contatto fatto di preci, scherzi e lavoro coi confratelli, per la gioia di accogliere sempre novizi, oblati o semplici pellegrini che avevano necessita' di ritrovarsi

Grazie Signore di questi doni che mi fai.
Essi sono la mia ricchezza

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Aryale
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 6:20 pm

La campana suonava i suoi rintocchi ricordando al monastero ed ai suoi ospiti l'inizio della preghiera. Arianna alzò il capo e si guardò attorno. Poi poggiando le mani sulle ginocchia si alzò e andò verso l'altare. Magister Musicus intonava il Gaudeamus omnes in Domino con tono solenne e le voci del coro riempivano quel sacro ritrovo.

Quando il canto fu terminato, si accostò al Libro per dare lettura della decima meditazione di Barnaba.


Citazione :


Decima Meditazione

Una madre era disperata, poiché il suo unico figlio era stato colpito dalla tubercolosi e l’arrivo della morte era una questione di giorni. Barnaba, che stava visitando un ospedale a Berry, incontrò questa donna e suo figlio. Si avvicinò alla madre e le si sedette accanto. Prese la mano del ragazzo e poi, rivolgendosi alla madre, le disse:

Conoscete la storia dei due uomini, entrambi molto malati, che occupavano la stessa stanza in un ospedale di Reims?

Ella fece segno di no con il capo. Allora, riprese:

Uno dei due uomini riusciva a stare seduto sul letto un’ora, ogni pomeriggio, per liberare i polmoni. Il suo letto era accanto all’unica finestra della camera. L’altro uomo doveva invece passare le giornate disteso supino. Gli uomini parlavano per ore delle loro spose, delle loro famiglie, delle case, dei mestieri, del loro servizio militare.
Ogni pomeriggio, quando l’uomo che occupava il letto accanto alla finestra si sedeva, passava il tempo a descrivere al suo compagno tutto ciò che riusciva a vedere fuori. L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere, in quelle ore in cui il suo mondo si ampliava ed abbelliva delle attività e colori del mondo circostante.
La vista della finestra dava su un parco, nel quale vi era un bello stagno. Le oche ed i cigni giocavano sull’acqua, mentre i bambini facevano navigare i loro modellini di barche. I giovani innamorati passeggiavano a braccetto tra i fiori dei colori dell’arcobaleno. Grandi alberi decoravano il paesaggio e, di lontano, si scorgeva la città.
Mentre l’uomo accanto alla finestra descriveva tutto ciò nei dettagli, l’uomo dall’altro lato della stanza chiudeva gli occhi ed immaginava le scene. Così, un pomeriggio, l’uomo accanto alla finestra descrisse una parata, che passava di là. Benché l’altro non potesse ascoltare la musica, poteva vederla con gli occhi dell’immaginazione, così bene l’aveva dipinta il suo compagno.
I giorni e le settimane passavano. Un mattino, un’infermiera giunse per portare l’acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell’uomo accanto alla finestra, probabilmente morto nel sonno. Ne fu rattristata e chiamò il becchino, che ne ritirasse il corpo.
Poiché riteneva che fosse venuto il momento giusto, l’altro uomo chiese di essere spostato accanto alla finestra. L’infermiera fu felice di trasferirlo e, dopo essersi assicurata che era sistemato per bene, lo lasciò solo. Lentamente, con fatica, si issò verso l’alto, sul gomito, per gettare il primo sguardo fuori, dopo settimane di isolamento. Infine, ebbe la gioia di vedere da solo, voltandosi lentamente verso la finestra, ma tutto ciò che vide fu un muro!
L’uomo chiese all’infermiera perché il suo compagno morto aveva descritto cose così meravigliose, se non poteva vederle. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco, e non poteva nemmeno vedere il muro. Disse: “Forse ha voluto incoraggiarvi”.

Barnaba si fermò, guardando la madre con attenzione. Poi riprese:

C’è un’enorme felicità nel rendere felici gli altri, nonostante la nostra situazione. La pena condivisa si dimezza ma la felicità, se condivisa, viene raddoppiata. Se volete aiutare vostro figlio, non piangete sulla sua sorte, che tutti conoscono. Vivete gli ultimi momenti della sua vita con lui, accanto a lui, ma non nella tristezza. L’oggi è un regalo, ecco perché si chiama “presente”.
Barnaba si alzò, segnò il ragazzo sulla fronte ed abbracciò la madre baciandola sulle guance. Passò poi a visitare altri malati, infine se ne andò. La madre tentò di seguire i suoi consigli. Due giorni più tardi, il ragazzo riaprì gli occhi ed il nono giorno era nei campi ad aiutare sua madre…. Un miracolo? Forse. Lasciamo la risposta a Dio.


Chiuse il libro e il silenzio calò. Arianna in quel loro percorso aveva imparato a conoscere San Barnaba e si era nutrita delle sue parole. Restò un po' a riflettere prima del commento.

Fratelli carissimi, siamo giunti alla Decima meditazione del Santo: l'ultima. Lasciate che vi dica che ho apprezzato molto questo testo in cui Barnaba ci fornisce un esempio luminoso di ciò a cui ognuno di noi dovrebbe ambire. Parla di un uomo, un uomo malato, che soffre e ci racconta come nel suo grande amore egli riesca ad andare oltre alla sua condizione e ad aprirsi all'altro.

Fratelli, la vita è un dono meraviglioso ed è nostro dovere vivere ogni giorno pienamente e aiutare coloro che soffrono. Esistono tanti tipi di sofferenze e basta guardarsi attorno per intuire che non possiamo sottrarci a questo aspetto dell'esistenza che ci interroga così profondamente.
Sapete, a volte mi piace pensare che la sofferenza, del corpo e dello spirito, sia una grossa opportunità. Chi aiuta un altro trova nei suoi giorni uno scopo più profondo e ha l'occasione di sentirsi ricolmare di quella sensazione di ricchezza che scaturisce dal dono autentico di sé.
E chi si trova nella condizione di ricevere un sostegno, sia esso materiale o spirituale, riceve in questa esistenza un piccolo riflesso della tenerezza e dell'amore dell'Altissimo.

Fratelli, a voi che siete qui presenti, a me stessa che ho appena ricevuto il Sacramento dell'Ordinazione, auguro proprio questo: la capacità di farsi dono per chi soffre e di accettare un aiuto benevolo nel momento del bisogno. Auguro a noi la capacità di riuscire a vedere in tutto questo l'azione di Dio che ama le sue creature e provvede a loro come un padre con i suoi figli.


Così terminò la sua riflessione e, stando a capo chino, lasciò che calasse nuovamente il silenzio. Infine alzando gli occhi al cielo iniziò a recitare con i presenti la professione di fede:

Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 6:27 pm

Doron si era recato in cappella per assistere alla consueta messa domenicale di Sorella Aryale. Giunse alle ultime note dei canti che segnano l'inizio della celebrazione, appena in tempo per ascoltare la predica dell'oblata. Quindi, una volta che ebbe terminato di parlare, recitò insieme agli altri convenuti il Credo Aristotelico:

Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.

AMEN

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 6:32 pm

Aveva il potere di stupirlo la giovane Arianna...

Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
Nella Santa Chiesa Aristotelica Romana, Una ed Indivisibile;
Nella comunione dei Santi;
Nella remissione dei peccati;
Nella Vita Eterna.
amen

Si era unito alla preghiera con un guizzo di gioia interiore

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 6:44 pm

Anche Teodoro non aveva perso di presenziare alla consueta preghiera domenicale della comunità. Ascoltò con grande interesse le parole di sorella Aryale..

Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

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Matteo_Visconti
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 7:22 pm

Matteo, richiamato dalle parole della sacerdotessa che prima aveva visto assorta in preghiera, ascoltò con grande interesse la predica. Le meditazioni di San Barnaba che con la loro saggezza e santità sapevano ogni volta toccare l'animo del giovine, come sempre, offrivano un grande patrimonio di ricchezza spirituale a cui tutti potevano attingere insegnando come le virtù portassero alla vera felicità.

Al momento di recitare il Credo, il novarese si unì al resto dei fedeli, oblati e frati che erano piano piano giunti nella chiesetta per assistere alla messa:

"Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
Il figlio di Nicomaco e Phaetis,
Inviato per insegnare la saggezza
E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

Io credo nell'Azione Divina;
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 8:43 pm

Le parole di Arianna, ordinata da pochi giorni eppure così capace di avvicinarsi al mistero del dolore e del dono, la colpirono profondamente.
Madre Fenice si unì all'assemblea per recitare il Credo, sentendo che la riflessione udita andava a depositarsi in fondo al suo animo e ai suoi pensieri, là dove avrebbe germogliato.


Io credo in Dio, Altissimo ed Onnipotente,
Creatore del Cielo e della Terra,
Dell'Inferno e del Paradiso,
Giudice della nostra anima nell'ora della nostra morte.

In Aristotele, suo profeta,
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E le leggi divine dell'Universo agli uomini smarriti.

Io credo anche in Christos,
Nato da Maria e Josef.
Egli ha votato la sua vita a mostrarci il cammino del Paradiso.
E' così che dopo aver sofferto sotto Ponzio,
Egli è morto nel martirio per salvarci.
Egli ha raggiunto il Sole dove l'attendeva Aristotele alla destra dell'Altissimo.

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 9:21 pm

Il Credo era terminato, così si rivolse ai presenti poichè era giunto il momento di impartire la benedizione. Allargò quindi le mani rivolte verso i presenti con voce profonda e solenne:

L'Altissimo, ci insegni a riconoscere il suo amore nel sostegno dei fratelli e ci insegni a farci dono per il nostro prossimo.

Amen.


E mentre Magister Musicus intonò il Da pacem Domine Arianna si ritirò in sacrestia.

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 9:42 pm

Amen

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Dom Mar 10, 2013 11:12 pm

"Amen" fece eco Matteo alle parole della sacerdotessa.

Un soave canto, nel mentre che il presbitero si ritirava nella sacrestia, si alzò dal coro come profumo dell'incenso per invadere con la sua melodia l'intera chiesetta e giungere al cuore di ogni presente.

Il novarese si inginocchiò quindi ponendo ancora una volta le mani giunte e ritirandosi di nuovo nella propria intimità a pregare, aiutato in questo dal canto angelico che aveva ormai riempito ogni centimetro di navata, ogni angolo di pietra, ogni giro di volta.


Ultima modifica di Matteo_Visconti il Lun Mar 11, 2013 1:59 am, modificato 1 volta
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Doron
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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   Lun Mar 11, 2013 12:39 am

"Amen"

Disse l'oblato, apprezzando la musica ed il canto offerto da Magister Musicus.

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MessaggioTitolo: Re: Preghiera del 10 Marzo 1461   

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