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Chiamata della Natura... Natura della Chiamata

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1 Chiamata della Natura... Natura della Chiamata il Sab Gen 23, 2010 12:12 am

Eckart

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Spirito Inquieto
Spirito Inquieto
Delllo Spirito un poco ritrovato di Eckart abbiamo detto... Era tornato a sorridere più spesso... e stava cercando di risolvere il proprio tormento... ritrovando pian piano il significato di sè.
Un giorno... di fronte ai riverberi azzurrini dei Monti, si chiese di quegli uomini che cercano l'eremitaggio, solitudine e saggezza, lontani dai clamori del mondo, alcuni dei quali provando di avvicinarsi all'Altissimo proprio in altezza. E gli venne punto alla mente una vecchia leggenda...

Nel decimo secolo c'era un Maestro, del quale si possono raccontare molte cose stupefacenti. Aveva raggiunto un punto molto elevato nel mondo, e con la sua presenza reso Sacra una Montagna... Ivi recuperò una modesta abitazione, che divenne la sua casa. Essa gli era apparsa come a soddisfare il proprio bisogno nell'immediato... e sembrava segno della Provvidenza. Di questo genere di segni, da lì in poi, furono costellate le proprie giornate... che nessuna finì col fargli mancare acqua e cibo.
La sua vita era fatta quasi interamente di preghiera ... e rari erano ormai divenuti gli incontri con i suoi simili. Chi lo incontrò, e fra costoro coloro che cercarono di rivolgerglisi a parole, raccontò di strani aforismi...parole tipo...

non si preoccupino gli uomini se non sono conosiuti... Si preoccupino di conoscere gli uomini...

oppure...

Chi domina in virtù del proprio essere è simile alla stella polare, che è ferma al suo posto, e tutte le altre stelle le ruotano attorno.

Fra chi cercò di interpretare quelle frasi... taluno lo prese per Santo, talaltro per Pazzo.

Un giorno arrivò un pellegrino, un questuante, da lontano: un semplice poverello, da un pezzo in cammino, dopo aver bussato a questo e a quel convento. Il Maestro... decise di ospitarlo: doveva aver intuito che in quel semplice giovane erano celate preziose virtù, dato che a costui, tutt'altro che pronto nel capire, riservò infinita pazienza.
Il giovane restò per diciotto anni. E ogni giorno il Maestro lo chiamò una o più volte...
"Servitore mio!"
E ogni volta il pellegrino, devoto e obbediente rispondeva: "Sì"
E ogni volta il Maestro gli chiedeva ragione: "Tu dici sì. ma che intendi dire con questo?"
Colpito e imbarazzato, il servitore continuava a cercare di spiegarsi con delle scuse, finchè a lungo andare l'istinto gli suggerì che con la chiamata e con la brusca critica alla sua risposta doveva intendersi qualche cosa. Egli si sforzò di giustificare il suo "Si", spesso con la forza, e probabilmente passava metà della giornata in elucubrazioni su ciò che avrebbe detto il giorno dopo al Maestro. La domanda del suo Signore, su cosa egli intendesse col suo "Sì" era una noce che il pellegrino per giorni, settimane, e infine per diciotto anni interi avrebbe tentato di aprire.
Poi venne un giorno, apparenteente un giorno come gli altri, e di nuovo il servitore si sentì chiamare dal Maestro, ma stavolta... il pellegrino intese quelle parole con altro suono... Con quelle parole egli veniva apostrofato, identificato, comandato, scelto! Egli percepì quella chiamata come un lampo provenire dalle regioni celesti, come un tuono risuonante negli immensi spazi. Ed ecco che la strada era aperta, il velo caduto, occhi e orecchi acquisiti, la realta scorta nella sua vera forma, l'io nel pieno di quella realtà; per il pellegrino cominciava a sprigionarsi la grande luce. Stavolta egli non rispose "Si"; balbettò piano "Ho compreso"


*


*Liberamente ispirato

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