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 S. Antonio

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Marcello_borja
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MessaggioTitolo: S. Antonio   Gio Mar 11, 2010 4:50 am

andosan ha scritto:
Padre Andosan bussò alla cella di Fratello Angelo ma vide che era aperta e il diacono era in preghiera. Allora gli disse:

"caro fratello, posso chiedervi un aiuto? Domenica prossima sarà S. Antonio il Grande. Siete in grado voi di aiutarmi con la traduzione di questo testo?


Citazione :
Hagiographie de Saint Antoine le Grand

Saint Antoine le Grand naquit en Provence dans un petit village de pêcheurs, en 1356. De parents modestes et honnêtes, il eut une enfance normale partagée entre les taches quotidiennes et sa foi en Aristote. Sa foi lui permettait de tout surmonter. Il trouva en elle refuge et sincérité.

Son père périt dans un accident de charrue. Il tomba alors que les chevaux paniqués partaient au galop, le pauvre homme fut labouré par sa charrue. A l’age de 12 ans, il eut à s'occuper de sa famille. Il devait subvenir aux besoins de celle-ci. Il travailla comme garçon de ferme. Dans son village de pêcheurs, les enfants riaient de lui, car il parlait aux animaux. Mais sa foi était si forte, qu’à 32 ans, il prit la décision de porter la bonne parole.

Il parcourait la Provence quand il apprit qu'un village, nommé Brignoles, était la proie de la famine. Les animaux mouraient pour on ne sait quelle raison. Les fruits et légumes n'étaient guère nourrissants. La population avait l'estomac qui criait famine. Il décida d'aller soutenir ces villageois et avait l'espoir qu'avec le réconfort de sa foi, leurs esprits s'ouvriraient et supporteraient cette dure épreuve.

Il arriva donc à Brignoles le 17 Janvier 1389. Sa présence passa inaperçue, mais pas pour tout le monde. Un éleveur de cochons reçu sa visite. Ils échangèrent quelques mots et Antoine pria pour les bêtes de ce pauvre homme qui avaient l'air bien mal en point. Il refusa l’hospitalité du paysan. Et il s’en alla chercher un endroit pour dormir. On dit qu’Antoine alla passer la nuit au milieu des vergers de Brignoles et que là il parla à Dieu.

Cette nuit là, l'éleveur, ne dormit pas. Des bruits d'agitation étranges provenaient de sa grange. Il pensa que c'était la fin. Ses cochons étaient en train de trépasser et avec eux l'espoir de nourrir correctement sa famille.

Au petit matin, le silence régnait sur la ferme. D’un pas inquiet, il alla voir ses bêtes pour vérifier si ses craintes étaient justifiées. Mais là sa surprise fut grande, il vit apparaître un cochon puis deux, puis cinq, puis quinze...... Mais comment cela était-il possible alors qu'au départ il ne lui en restait que trois ? Il fit le rapprochement avec Antoine venu la veille, et qui avait prié pour sauver ses bêtes et sa famille de la famine.

Il courut au village raconter son histoire. Les fermiers, septiques au début, ne purent le croire. Il fallait se rendre à l’évidence, grâce aux prières d'Antoine, nommé par les fermiers "Antoine le Grand" les cochons se multipliaient et guérissaient. De part sa foi et ses prières, il sauva Brignoles de la famine. Antoine dit à présent " Antoine le grand " reprit son chemin.

Les anciens racontent qu’il est monté vers le nord, vers les régions barbares au-delà des frontières du Saint Empire. Dans des contrées si reculées que la foi en Aristote n’y était pas arrivée. Partout où il passait, la foi en Aristote grandit. On raconte que dans le sud-est de la France, il fit gonfler les oies et qu’elles eurent des foies gigantesques. D’un peu partout, des échos vinrent, racontant les mêmes sortes d’évènements. Face à la famine et au désespoir des gens, Antoine priait. Et la nature se multipliait afin que tous puissent se nourrir.

Sa renommée fâchât un chef tribal du nord. De par ces prières et la foi en Aristote qui grandissait, Yvan Leterminus voyait son pouvoir s’affaiblir. De dépit il fit écarteler Antoine le grand, le 17 janvier 1407, et ses restes furent jetés dans un pré. L’on dit que l’année suivante, un verger y avait poussé. Que les arbres donnèrent des prunes tout au long de l’année. Dès qu’un fruit tombait ou était cueilli, un autre repoussait. Un jour Yvan fit couper les arbres. Et le lendemain, au lieu d’un tronc, il y en avait deux. Furieux, le chef prit une hache et frappa un des arbres. Une prune énorme tomba sur la tête d’Yvan. Le fruit était si gros et si lourd qu’il lui fracassa le crâne.

P.Andosan aspettò la risposta.

Ecco il testo Padre

Sant'Antonio il Grande nacque in Provenza in un piccolo villaggio di pescatori nel 1356. Da genitori modesti ed onesti ebbe un'infanzia normale, condivisa tra le attività del quotidiano e la fede in Aristotele. La sua fede gli permise di superare qualsiasi cosa, e trovar gli fece rifugio nella sua sincerità.

Suo padre morì in un incidente di carro. Egli cadde infatti per causa dei cavalli imbizzarriti mentre, poveretto, la terra lavorava con l'aratro. All'età di 12 anni allora S. Antonio dovette occuparsi della sua famiglia, dovendo provvedere alla sua sussistenza. Fu bracciante e, nel villaggio di pescatori, i bambini di lui ridevano e lo schernivano perché diceva di parlar con gli animali. La fede di S. Antonio era così forte però che, già a 32 anni, non resistette alla chiamata e decise di portare la Parola Buona d'Aristotele.

Percorreva la Provenza quando venne a sapere che un villaggio chiamato Brignoles era in preda alla carestia. Gli animali morivano, ma non se ne conosceva la ragione. Frutta e verdura non erano sufficienti. Lo stomaco del popolo piangeva la carestia. S. Antonio decise allora d'andare a sostenere questi poveri figli di Dio, avendo in cuore la speranza che, con il conforto della sua fede, avrebbe aperto le loro menti e sostenere questa prova.

Arrivò a Brignoles 17 gennaio 1389. La sua presenza era passata inosservata per molti, ma non per tutti. Fece visita nel villaggio ad un allevatore di maiali. Si scambiavano qualche parola e S. Antonio chiese al pover uomo delle sue bestie che sembravano star male. Rifiutato che ebbe l'ospitalità del contadino se ne andò in cerca di un posto dove passar la notte.
Si dice che S. Antonio abbia dormito nei frutteti di Brignoles e che in quella stessa notte abbia parlato con Dio.

In quella stessa notte il contadino non dormì. Degli strani suoni provenivano dal suo fienile. Pensò allora il povero che fosse arrivata la fine, che i suoi maiali stessero morendo, e allora gli venne da pensare che allo stesso modo sarebbe morta con loro la speranza d'alimentare dignitosamente sua famiglia.

All'alba regnava il silenzio nella fattoria. Preoccupatissimo, il contadino andò a vedere i suoi animali per verificar se i suoi timori notturni avesso in qualche modo, e per disgrazia sua e della sua famiglia, trovato giustificazione. Ma quando enrò nella porcilaia ebbe una grandissima sorpresa: vide prima un maiale, poi due, poi cinque, poi quindici ...... "Ma come è possibile?" si domandò allora "solo ne eran rimasti tre!". Poi ricordò d'aver parlato il giorno precedente a quel forestiero e d'averlo pregato di salvare i suoi animali e la sua famiglia dal morir di fame.

Il contadino allora corse in paese per raccontare la sua storia miracolosa. I paesani inizialmente non potevan crederci. Ma dovettero arrendersi presto all'evidenza: attraverso i prieghi di S. Antonio, chiamato dai contadini "Antonio il Grande", s'era compiuto il miracolo della moltiplicazione dei maiali e della loro guarigione. Con la condivisione della sua fede e con le sue preghiere, S. Antonio salvò dalla carestia il villaggio di Brignoles. Dopo questi miracolosi avvenimenti "Antonio il Grande" riprese il suo cammino.

Gli anziani dicon ch'egli abbia preso il cammino a nord, verso le regioni barbare che si trovano oltre i confini del Sacro Romano Impero, in Paesi così lontani dove si dice la fede Aristotelica non fosse mai arrivata. Ovunque si recasse nel suo cammino, crescere faceva e germinare la fede in Aristotele. Si dice inoltre che altro miracolo abbia compiuto, per volere di Dio, nel sud-est della Francia, dove gonfiò le oche talmente tanto che una volta uccise i loro fegati apparvero veramente giganteschi. Ovunque passò di lui nacque racconto di simili miracolosi eventi. Davanti la fame e la disperazione della povera gente S. Antonio il Grande ha sempre rivolto a Dio le sue preghiere, ed i frutti della terra moltiplicava in ogni dove, così che tutti ne potessero mangiare.

Di questo modo la sua fama giunse alle orecchie d'un capo d'una tribù nordica, Yvan Leterminus. Attraverso le preghiere di S. Antonio e la fede in Aristotele questo capo barbaro vide scemare la sua potenza. Imperciò ordino che S. Antonio il Grande fosse squartato, e questo il gioro 17 gennaio dell'anno 1407, e che le sue spoglie venissero gettate in un campo. Si dice che l'anno successivo lì, in quello stesso luogo, un albero da frutto sia nato, e proprio dove eran state getteta le sue sante spoglie, e che questo abbia generato susine per tutto il corso dell'anno. Raccolto infatti un frutto immediatamente un altro ne cresceva. Saputo di questo nuovo fatto miracoloso Yvan ordinò allora il taglio del susino miracoloso di S. Antonio. Ma una volta eliminato quel primo albero, invece di un tronco ne nacquero due. Infuriato allora, Yvan il barbaro prese un'accetta e colpì uno dei due tronchi, ma una susina enorme cadde sulla sua testa. Questo frutto era così grande e così pesante che gli frantumò il cranio uccidendolo.


Ultima modifica di Marcello_borja il Gio Mar 11, 2010 5:06 am, modificato 2 volte
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Marcello_borja
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MessaggioTitolo: Re: S. Antonio   Gio Mar 11, 2010 4:53 am

Padre, perdonatemi, ma vedendo che necessitavate del testo mi son provato nella sua traduzione. Spero incontri il gusto vostro. Sappiate che in alcune parti l'ho adattatato nei tempi verbali e riaggiustato in alcune forme più d'uso nella favella italica nostra.
a presto
Marcello Novitius Sancti Dominici
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