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 Messa solenne del 25 dicembre 1457

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Padre Heldor
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MessaggioTitolo: Messa solenne del 25 dicembre 1457   Ven Dic 25, 2009 11:20 pm

Padre Heldor si era vestito dei sacri paramenti e si era portato nella cappella di San Domenico per fare il sermone... Si guardava attorno e sorrideva gioioso, non tanto per quel che stava per dire, più che altro per la felicità di avere tanti confratelli e consorelle attorno... Era stanco ma solo chi lo conosceva bene lo poteva notare dai suoi occhi... Si arrampicò sul pulpito e si guardò attorno, quindi inspirò con forza e con la sua voce tonante cantò:

"Gloria, gloria, gloria in excelsis Deoooo... oooooo" e tornò a guardarsi attorno con felicità, sorrideva e basta, quindi prese a parlare "Figli miei, siamo qui oggi riuniti per festeggiare uno dei santi più gioiosi del calendario Aristotelico: Santo Natale o Babbo Natale... Prima di continuare il sermone però, vorrei leggervi la sua agiografia" quindi aprì il Libro dei Santi e lesse con voce possente:


Citazione :
Agiografia di Santo Natale

Le sue origini

Pronipote di un brav’uomo che aveva seguito Christos nella sua vita, Nicola Natale nacque su un carro trainato, secondo la tradizione, da cervi ammaestrati da suo padre.
A quel tempo non vi erano registri e non si conosce il luogo esatto né la data esatta della sua nascita, ma sappiamo che avvenne durante un inverno particolarmente rigido.

Natale aveva sofferto così tanto alla sua nascita, ed era stato anche tante volte sul punto di morire, che rischiò di non raggiungere l’età della pubertà. Ma ogni volta era tornato alla vita, contrariamente agli altri mortali, e ritornava più in forma che prima.
Tuttavia ogni anno, durante il solstizio d’inverno sembrava morire per cinque giorni e cinque notti, ma sebbene il suo corpo fosse vegliato, alcuni pretendevano di averlo visto in diversi posti, che offriva pane ai più poveri, fuoco a coloro che non ne avevano, o anche un semplice giocattolo ai bambini tristi.

La sua vita

Verso l’età di 15 anni, anche se non aveva mai studiato, raccontava la storia di Christos che il suo bisnonno aveva tramandato a suo nonno e che lui aveva tramandato ai suoi figli e ai suoi nipoti.

Il parroco della sua parrocchia lo invitava regolarmente a partecipare alla messa e ne fece il suo diacono. Presto tutti si stupirono per sua erudizione, per la sua semplicità, per il suo amore per gli altri e per le sue conoscenze intuitive del dogma aristotelico.

Un giorno in cui gli venivano chieste notizie riguardo ai suoi problemi di salute collegati all’inverno rispose:

Parlerei più di un regalo di Dio, che di un problema, perché ogni volta che sfioro la morte io imparo da Christos ed Aristotele, perché il nostro Creatore ci offre tutte le risposte a tutte le domande affinché possiamo vedere la nostra vita sotto una nuova luce, e possiamo giudicarci da soli prima di essere giudicati.

Normalmente, tornando in vita, noi perdiamo queste conoscenze, ed un po’ della nostra forza, ma credo che Dio abbia scelto diversamente per me, sebbene io non conservi che una risposta, senza scegliere quale, non dimentico del tutto la visita presso i Santi.

Naturalmente nessuno lo prendeva realmente sul serio, e non poteva essere diversamente, ma ciò che la gente capiva di tutto ciò era che lui era un erudito ed un uomo tanto saggio quanto buono.

Per tutta l’anno dedicava metà del suo tempo per aiutare gli infelici, non solo i poveri, ma tutti quelli che chiamava “infelici”.
Quando gli chiedevano perché aiutava i ricchi come i poveri gli piaceva rispondere con frasi che diceva di aver sentito dallo stesso Aristotele:

”I talenti del ricco non rimpiazzano il talento di essere felici.”
“Essere pieno di talenti non permette di comprare la felicità.”
Si vive con un talento, ma non si porta i propri talenti nella tomba.”

Non tutti comprendevano, perché il talento non era più la moneta corrente da tempo…

Verso l’età di 35 anni fu nominato Vescovo e continuò la sua vita nello stesso modo, aiutando coloro che dovevano essere aiutati, indipendentemente dalla loro classe sociale, era famoso per avere sempre la parola od il regalo di cui c’era bisogno per dare gioia agli infelici.
E ogni solstizio d’inverno sembrava morire, ma ogni volta 3 o 4 giorni più tardi si riprendeva, più in forma che mai ed organizzava una messa verso mezzanotte nella quale raccontava una nuova storia.

Un anno annunciò che, vista la sua veneranda età, aveva quasi 90 anni, e questo era già un miracolo di per sé, rinunciava alla sua carica e avrebbe intrapreso da solo un ultimo pellegrinaggio. Tutti avrebbero voluto dissuaderlo, ma promise che sarebbe tornato il 25 dicembre, e che, in ogni caso, bisognava benedire particolarmente quel giorno, perché aveva saputo dagli stessi Christos e Aristotele che era il giorno di nascita di tutti e tre, Aristotele era nato a mezzogiorno, Christos a mezzanotte, e lui proprio tra i due, alle ore 18.

La leggenda

Babbo Natale, come avevano continuato a chiamarlo i suoi fedeli, partì lungo la strada e tornò tra i suoi il 6 dicembre seguente.
Rispose poco alle domande su quel pellegrinaggio, ma aveva portato con se due carri. Uno pieno di ceppi, l’altro di pani.

Fece distribuire il pane ed il legno ai più poveri, e quando la distribuzione fu terminata inviò i carri a fare il giro dei più ricchi ai quali si chiedeva di lasciare un regalo.

Il 24 dicembre, Monsignor Natale organizzò due messe, una a mezzogiorno in onore di Aristotele ed una a mezzanotte in onore di Christos, poi si diresse in sacrestia e nessuno lo rivide più.

Tutti gli abitanti del villaggio, dai più fedeli ai più miscredenti, passarono la notte a cercarlo, e solamente quando si fece mattina rientrarono alle loro case, sfiniti.
Allora la leggenda fu scritta tra i miracoli, perché ogni casa, senza eccezione aveva il focolare acceso e dei regali ai piedi del camino.

Da allora, ogni anno si dice un po’ dappertutto che nel mese di dicembre passi per le case a regalare un po’ di felicità. Si sostiene anche che, talvolta, Christos e Aristotele l’accompagnino…

Quindi per un momento tacette, sorridente, guardando ad uno ad uno i presenti alla funzione "fratelli e sorelle... Cosa ci lascia nel cuore la storia di Santo Natale? Non so a voi, ma a me lascia un'infinita gioia! La gioia di aiutare coloro che sono bisognosi, coloro che per fortuna avversa o per disgrazia sono meno fortunati di noi e non possono far altro che compiangersi, se lasciati soli!" ancora per un istante tacette, si guardò di nuovo attorno, con sguardo penetrante e riprese a parlare "ma chi siamo noi per lasciare a se stesso chi si compiange? Con il rischio che costui, prevaso dalla sua idea di essere perseguitato dalla sorte, potrebbe anche arrivare a perdere la fede nella parola di Aristotele e di Christos, Profeti dell'Altissimo? Io non lo permetto... Il regalare un sorriso ed un pò di calore a colui che si crede perso, vuoi per mancanza di forze, vuoi per incapacità a vedere i doni che Domineddio gli mette a disposizione comincia a lasciar spazio nel suo cuore all'ignoranza e quindi all'eresia, per me è la massima gioia che si possa immaginare... Quante volte vi è successo di aver regalato un sorriso ad una persona che era stata appena rapinata dai briganti in strada e non aveva più nulla, neanche i soldi per mangiare quel giorno? A me è successo parecchie volte e tutte le volte ne sono uscito più forte nella mia fede!" prese fiato e gli occhi tornarono a brillare, così come il viso barbuto tornò a sorridere "Quindi vi esorto, fratelli e sorelle miei, a dare in questi giorni, senza chiedere nulla in cambio... Il sorriso di un bisognoso crea un amico, non solo per noi, ma anche per la Chiesa Aristotelica... E cosa ci costa? Qualche ducato, magari, ma ne riceveremo in cambio gioia e felicità, che valgono tanto di più rispetto a pochi denari che sono facilmente recuperabili! Quindi donate fratelli e sorelle miei, donate sempre senza richiedere nulla in cambio, se colui o colei che vi chiede aiuto ha davvero bisogno!"

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andosan
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MessaggioTitolo: Re: Messa solenne del 25 dicembre 1457   Sab Dic 26, 2009 12:17 pm

Padre Andosan ascoltò le parole del Cardinale Heldor, egli capì che quella nomina non era stata data pro forma, ma per il giusto merito. Ascoltata l'esortazione del Padre Generale capì che aveva fatto una buona cosa a celebrare la Santa Messa di mezzanotte presso una famiglia povera di Padova, in una casa cadente e al gelo invernale.
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tacuma
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MessaggioTitolo: Re: Messa solenne del 25 dicembre 1457   Sab Dic 26, 2009 11:22 pm

...donate sempre senza richiedere nulla in cambio...
Le parole di padre Heldor penetrarono nella sua anima ....in una notte come quella si senti' quasi un prescelto tacuma.
Sommessamente dalle sue labbra usci' un sospiro
Amen e il cuore era gonfio di gioia per quanto il Signore donava a lui, suo umile servo

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MessaggioTitolo: Re: Messa solenne del 25 dicembre 1457   

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Messa solenne del 25 dicembre 1457
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