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Messa del 27 settembre

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1 Messa del 27 settembre il Dom Set 27, 2009 3:22 pm

andosan

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Spirito Inquieto
Spirito Inquieto
Padre Andosan vestiva l'abito da cerimonia cosi come prescritto dalla tradizione del Culto Aristotelico, davanti a lui i confratelli che lo accompagnavano all'altare.
Arrivato all'altare Padre Andosan aprì il libro delle Virtù e cominciò a leggere la Parola:


"Dalla fine dei tempi II: Il castello"


E fu allora che l’orrore ebbe inizio.

Il cielo si oscurò, riempiendosi di nuvole tenebrose. Il tuono
rimbombò, risuonando in tutte le capanne. E la pioggia iniziò a cadere.
Un diluvio come nessuno ne aveva mai visti fino ad allora! Le bufere
giravano vorticosamente e il mare si fece così agitato che vidi molti
pescatori sparire fra le onde. Tutti si misero al riparo, ma la pioggia
non smise più di cadere.

Per tre giorni e tre notti, essa si adoperò per annullare tutti gli
sforzi degli agricoltori, che, impotenti, vedevano morire i loro
raccolti. Le strade si trasformavano in torrenti. Tutta la regione era
colma d’acqua. E il mare sbatteva con tutta la sua furia contro la
città, distruggendo i moli, affondando persino le barche più grandi, e
andando ad abbattersi contro la costa.

Poi, il cielo si oscurò ancora di più, soffocando completamente i raggi
del sole, e tutto era ormai illuminato solo dai fulmini il cui rombo
risuonava in tutte le case dove la gente si stringeva, impaurita. La
pioggia divenne sempre più fredda, trasformandosi in neve. Il gelo
portò a termine la distruzione delle colture e il vento glaciale
sferzava le case, dove la gente, terrorizzata, soffriva la fame e la
sete senza aprir bocca.

Allora, la neve si trasformò in grandine. Questa era composta da enormi
chicchi, grossi come un pallone da soule e duri come la pietra.
Colpirono con tutta la loro forza le solide mura e gli edifici in
pietra. I tetti sembravano patire questo trattamento, ma si sforzavano
di resistere. Ma non fu comunque abbastanza, poiché molte case
crollarono sulla testa dei loro sventurati abitanti, in mezzo a grida
disperate d’aiuto che si persero nel frastuono del cataclisma.

Ma il calvario sembrò aver fine quando la grandine diminuì e poi cessò.
Poco a poco, la gente uscì dai modesti ripari e molti fra loro,
sconvolti, si diressero verso il castello, perché le loro domande
trovassero una risposta. Il parroco e il principe si rivolsero allora
alla folla. Ma il discorso del capo temporale fu interrotto dal crollo
della torre, che lo schiacciò senza alcuna forma di processo.

Infatti, la terra aveva cominciato a tremare. E lo sfortunato eletto
era venuto a trovarsi sulla traiettoria verticale del gigantesco
monumento. La gente si mise a correre per raggiungere i ripari. Ma le
fragili case crollavano l’una dopo l’altra. Le strade si aprivano, si
aprirono crepacci che divoravano con le loro fauci di terra gli
sventurati che si lasciavano prendere nella loro terribile morsa. Le
mura, già scosse dalla grandine, crollarono, contribuendo anch’esse ad
aumentare il numero dei morti.

Così tutta la città, poco a poco, crollò, lasciando un gran numero di
persone in preda al panico. Solo la chiesa era scampata agli assalti
degli elementi scatenati; sembrava che essi avessero risparmiato
l’edificio santo. La terra smise di tremare e si fece la calma. Senza
una parola, i sopravvissuti si raggrupparono allora intorno alla casa
dell’Altissimo. Lì stava il parroco. Predicava il pentimento per gli
errori commessi. La sua carica era ammirevole, ma nella sua voce si
poteva percepire l’angoscia che le sue preghiere non bastassero a venir
loro in soccorso. Tuttavia, tutti ascoltavano la predica del parroco
come mai avevano fatto prima."

Poi il monaco domenicano cominciò la sua breve omelia

"Cari Fratelli, la tempesta imperversa, il male si affaccia sulle nostre terre, il peccato dilaga rompendo gli argini che la Chiesa ogni giorno costruisce impartendo Sacramenti e predicando la conversione.
La parola della Chiesa è dileggiata, inascoltata, vilipesa, ma la Chiesa non parla per se, parla per il bene del singolo e della comunità dei fedeli. La Chiesa non fa politica, però non può rimanere zitta nel vedere la bestialità del potere sbranare le anime aristoteliche.
La torre che crolla e schiaccia il suo Principe, è il simbolo del crollo del potere civile creato su basi errate, creato sulle fondamenta del male. La Chiesa invece, e il suo pastore, resiste al male perchè le sue fondamenta sono solide ed eterne. L'uomo che si allontana dalla Chiesa tornerà a rifugiarsi in essa, chi è causa di male verrà schiacciato dal suo stesso male, ma chi lavora ogni giorno costantemente a servizio dell'Altissimo sarà sempre al sicuro.
Amen"


Padre Antonio Domenico si sedette per meditare in silenzio.

2 Re: Messa del 27 settembre il Dom Set 27, 2009 6:57 pm

Kemnos

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Dignitario Onorario
Dignitario Onorario
Padre Ennio si aspettava di ascoltare finalmente un'omelia di Padre Philip quella domenica, ma per quanto si potesse cercare non si era trovato in monastero, per cui dovette andare a prepararsi il sostituto già designato: padre Andosan.

Il frate ascoltò con attenzione le parole del celebrante, un'omelia molto energica, degna sicuramente di un domenicano, al termine della quale Ennio rispose assieme ad i confratelli:
"Amen".


_________________
Padre Ennio "Kemnos" Borromeo Pelagio

- Arcivescovo di Ravenna-
- Gran Priore dell'Ordine di San Domenico -

3 Re: Messa del 27 settembre il Dom Set 27, 2009 11:51 pm

tacuma

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Dignitario
Dignitario
Amen"
Avrebbe avuto molto da meditare quella sera nella sua cella padre Tacuma.
L 'omelia del confratello lo aveva scosso, lo aveva riportato ad interessi terreni che da tempo aveva tralasciato.
Era tempo di ascoltare attentamente le voci di quello che Andosan definiva - potere civile creato su basi errate, creato sulle fondamenta del male.-
Mentre continuava -

La Chiesa invece, e il suo pastore, resiste al male perchè le sue fondamenta sono solide ed eterne......
Si c'era da riflettere a lungo


_________________

4 Re: Messa del 27 settembre il Lun Set 28, 2009 1:48 am

Anassagora


Frequentatore
Frequentatore
“Amen”

Gli occhi di Anassagora si illuminarono inspirati da un pensiero:
l'uomo è schiavo, cioè è dominato dal peccato e solamente accettando l’Altissimo e vivendo per Lui e con Lui troverà la salvezza…..avrebbe meditato sulle parole di Padre Andosan nel silenzio della sua cella.

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