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L'Ordine di San Domenico piange il confratello Padre Tacuma, deceduto all'alba del 15 settembre. I funerali si svolgeranno il giorno 30 nella Basilica di Santa Caterina ai Sibillini, e la salma sarà tumulata qui nella cripta del Monastero. Pace a chi riposa in Dio e a chi rimane.

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 Solenne Messa del 7 giugno 1457

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AutoreMessaggio
Kemnos
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Età : 34

MessaggioTitolo: Solenne Messa del 7 giugno 1457   Dom Giu 07, 2009 4:46 pm

Frate Ennio corse in Sacrestia ad indossare gli abiti per celebrare la Messa: quella domenica avrebbe dovuto celebrarla Padre Tebaldo, ma avendo avuto alcuni contrattempi, aveva chiesto a lui di sostituirlo.
Il giovane Padre scelse per l’occasione un brano che ricordasse quanto facile e pericoloso per la propria anima fosse allontanarsi dall’Altissimo.


Citazione :
Preistoria VI: La punizione



Gli umani si erano abbandonati al peccato a tal punto che Dio aveva
deciso di punirli. Ma la maggior parte di loro non capiva in cosa
avesse sbagliato, tanto era stato grande il loro abbandono al vizio.
Avevano preso talmente tanto gusto ai piaceri della vita che tremavano
all’idea di doverla lasciare. Parecchi di loro decisero allora di
fuggire da Oanilonia, la città maledetta. Ma la Creatura Senza Nome
trovò sette umani il cui gusto del peccato era così spiccato che
ciascuno di loro ne incarnava uno.


Asmodeo si era abbandonato all’avidità, Azazele alla lussuria, Belial
alla superbia, Lucifero all’accidia, Belzebù all’avarizia, Leviatano
all’ira e Satana all’invidia. Seguendo i consigli della Creatura Senza
Nome, predicarono la ribellione contro Dio, affermando che solo la
gelosia aveva motivato la Sua decisione di punire gli umani.
Aggiungevano inoltre che Lui era debole e non sarebbe mai riuscito a
mettere in atto la Sua minaccia. Parecchi umani li ascoltavano con
attenzione.


Tuttavia, sette umani avevano capito l’errore che avevano commesso. I
loro nomi erano Gabriele, Giorgio, Michele, Uriele, Galadriella,
Silfaele e Raffaella. Predicarono l’umiltà, affermando che bisognava
accettare la punizione per lavarsi dei propri peccati. I discorsi di
ciascuno di loro testimoniavano le virtù che si erano messi a
incarnare. Gabriele faceva mostra di temperanza, Giorgio d’amicizia,
Michele di giustizia, Uriele di generosità, Galadriella di
perseveranza, Silfaele di piacere e Raffaella di convinzione. Solo un
gruppo ristretto di umani era sensibile alle loro parole, ma la purezza
della fede in ciascuno di loro valeva il vizio di cento peccatori.


Quei sei giorni furono terribili: i lampi squarciavano il cielo e il
tuono scuoteva l’animo dei più deboli. Parecchi umani fuggirono allora
dalla città. Restavano solo i più vili, che ascoltavano le prediche
delle sette incarnazioni del peccato, e i più virtuosi, i quali,
seguendo la guida della sette incarnazioni della virtù, accettavano la
punizione di Dio. Persino la Creatura Senza Nome ebbe la prudenza di
darsi alla fuga, lasciando che i sette corrotti si lasciassero accecare
dalla loro stessa follia.


Il settimo giorno venne a chiudere la sentenza divina in un cataclisma
di proporzioni titaniche. Con un terremoto assordante, il suolo si aprì
sotto i piedi dei pochi che erano rimasti in città. Fiamme alte come
una cattedrale vennero a divorarli. Gli edifici furono rasi al suolo,
le pietre crollavano sui loro abitanti, e le fiamme devastavano ogni
cosa. In poco tempo tutta la città fu inghiottita nelle viscere della
terra, senza lasciare traccia alcuna della sua esistenza.


Le sette incarnazioni del peccato furono punite da Dio. Furono
scaraventate sulla luna, vivendo da allora un’eternità di sofferenze
con il titolo di Principi dei demoni. Coloro che li avevano ascoltati
subirono la stessa terribile sorte, portando da allora il titolo di
demoni. Il loro amore del vizio e il loro odio verso Dio non facevano
che aumentare nel corso dei secoli, ed essi provarono un sempre più
malsano piacere nel ricoprire le loro cariche. E il loro corpo, poco a
poco, rispecchiò la nefandezza e la bestialità della loro anima.


Ma Dio vide che i sette puri, così come i loro discepoli, avevano
dimostrato che gli umani erano capaci di pentimento e umiltà. Li
innalzò al sole ed essi furono benedetti da un’eternità di felicità in
Paradiso. I sette puri furono chiamati arcangeli e i loro discepoli
angeli. Essi dovevano assistere l’Altissimo aiutando gli umani, ogni
volta che si fosse reso necessario, a combattere la tentazione della
creatura a cui Dio non aveva dato un nome.

Fratelli, c’è stata un’era in cui gli uomini vivevano in armonia con l’Onnipotente, ma tale armonia era stata rotta dalla bestia senza nome: costei aveva sedotto gli uomini con l’accidia, per cui essi, annoiati, avevano preso a compiere ogni atrocità verso i propri fratelli o verso il loro stesso Creatore. Allora, quando la bestia a cui Dio non aveva dato nome volle usurpare il trono dell’Altissimo, arrivò il momento di punire gli uomini per i loro gravi peccati. Ma Egli nella Sua bontà dà loro la possibilità di redimersi, infatti dice “Tra sette giorni, la vostra
città sarà inghiottita dalle fiamme. E coloro che vi saranno rimasti
trascorreranno l’eternità all’inferno. Tuttavia sono magnanimo, e
quelli tra voi che sapranno pentirsi trascorreranno l’eternità sul
sole, dove si trova il paradiso.”
.
E veniamo ora alla lettura di quest’oggi: leggiamo che vi sono ad Oanilonia sette peccatori che non vogliono redimersi, anzi, costoro predicano la rivolta contro Dio. E vi sono invece sette peccatori che si rendono conto delle loro colpe ed accettano con serenità il castigo divino.
Molti sono gli umani che seguono i primi, e pochi invece preferiscono pentirsi.
Fratelli, non siate voi stolti come i seguaci dei sette ribelli, rendetevi conto delle vostre colpe e pentitevi, pentiamoci, chiediamo perdono all’Altissimo, poiché quando saremo da Lui chiamati dovremo rendere conto delle nostre azioni, e dovremo dimostrare allora di essere degni del Sole.
E se avremo seguito i cattivi consigli, allora per noi non ci sarà scampo, poiché c’era stata data la possibilità di redimerci, ma noi abbiamo preferito non ascoltare le giuste parole del nostro Creatore, ma le lusinghe e le menzogne della bestia senza nome.
Preghiamo quindi Iddio di fare in modo che possiamo sempre esercitare al meglio le nostre virtù e non allontanarci mai dal giusto sentiero della rettitudine.

Che l’Altissimo ci benedica


Il frate scese dal pulpito, e terminò dall'altare la celebrazione della funzione. Quando ebbe terminato si ritirò in Sacrestia.
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Padre Giarru
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Data d'iscrizione : 13.05.09

MessaggioTitolo: Re: Solenne Messa del 7 giugno 1457   Dom Giu 07, 2009 6:01 pm

Il Dignitario si diresse subito da padre Kemnos in Sacrestia:

"Padre i miei complimenti per il Sermone, un interpretazione da vero Domenicano!! Che la Gloria del nostro Signore sia sempre con voi".
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